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sabato 9 luglio 2011

Il nuovo Statuto dell'Università di Catania aumenta i poteri del Rettore, demolisce la democrazia e premia i baroni. Va bocciato.

È stata pubblicata la bozza del nuovo Statuto dell'Università di Catania, come previsto dalla Riforma Gelmini. Tale Statuto, frutto di un lavoro di elaborazione chiuso, antidemocratico e monopolizzato dalle volontà del Rettore e dei suoi fedelissimi, se approvato in via definitiva, cambierà in peggio il volto dell'Ateneo catanese.

Nella bozza di Statuto è previsto un aumento esponenziale dei poteri del Rettore, tramutato in vero sovrano indiscutibile dell'Università. Infatti egli potrà in solitudine nominare la quasi totalità dei membri del Consiglio d'Amministrazione, indirizzare e coordinare attività di ricerca e didattica, nominare il presidente del Collegio dei revisori dei conti.

Allo stesso tempo, come previsto dalla Riforma, verrà svuotato di potere il Senato Accademico e su modello aziendale e dirigistico tutto sarà gestito dal Consiglio d'Amministrazione, come detto nominato dal Rettore anche per ciò che riguarda i tre componenti provenienti da soggetti esterni all'Università.

Come se non bastasse la rappresentanza di studenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo viene ridimensionata, impedendo a tali soggetti di esercitare un peso decisionale nelle scelte del Rettore e del suo CdA.

Anche nei dipartimenti, che andranno a sostituire le facoltà, non è prevista in maniera chiara una rappresentanza di studenti e personale nelle sedi decisionali.

Alla faccia degli slogan del Ministro Gelmini e dello stesso Rettore sullo smantellamento del baronato universitario, il nuovo Statuto premia docenti ordinari ed associati, delegando a loro la chiamata all'insegnamento e ponendoli in maggioranza in tutti gli organi elettivi. È immaginabile quanto, con questo sistema, saranno influenti fedeltà, clientele e parentele nella scelta dei nuovi docenti e nella gestione dell'Ateneo.

Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti, condannando con forza il processo antidemocratico con cui si è arrivati alla stesura dello Statuto ed esprimendo un giudizio fortemente negativo sullo stesso, si appellano alla comunità accademica e studentesca affinché si rigetti in ogni sede questa bozza. A partire dal Senato Accademico che sarà chiamato a esprimersi il 19 luglio.

Infine si chiede al Rettore, come già fatto negli scorsi giorni dal Coordinamento Unico d'Ateneo e dal Movimento Studentesco Catanese, di sospendere la votazione di questa bozza e di elaborare, come consente la Riforma Gelmini, nei prossimi tre mesi, uno Statuto davvero partecipato che sia frutto del confronto tra tutti i soggetti della comunità universitaria.

Matteo Iannitti – Responsabile Scuola e Università Rifondazione Comunista
Pierpaolo Montalto – Segretario Provinciale Rifondazione Comunista

giovedì 24 marzo 2011

Comunicato di Rifondazione su intimidazione a Matteo Iannitti da parte del Rettore Antonino Recca

COMUNICATO STAMPA/ CONVOCAZIONE CONFERENZA STAMPA

OGGETTO: Convocazione Conferenza Stampa in merito alla comunicazione del Rettore dell'Università di Catania, Antonino Recca, protocollata con numero 17791/V/4, avente ad oggetto l'attività politica dello studente Matteo Iannitti, segretario provinciale dei giovani di Rifondazione Comunista ed esponente del Movimento Studentesco

Il Partito della Rifondazione Comunista convoca le riceventi testate giornalistiche ad una Conferenza Stampa che si terrà domani, 25 marzo 2011, alle ore 10 presso la Federazione Provinciale di via S.Orsola 30.

Oggetto della Conferenza Stampa sarà la stupefacente nota del Rettore dell'Università agli studi di Catania, Prof. Antonino Recca, con la quale lo stesso Rettore invita il Preside della Facoltà di Scienze Politiche ad intervenire nei confronti dello studente Matteo Iannitti al fine di interrompere la sua attività politica all'interno dell'ambito universitario e di arrestare ogni critica alla gestione dell'Ateneo catanese, minacciando eventuali provvedimenti disciplinari.

In particolare nella sua nota ufficiale il Magnifico Rettore accusa lo studente Matteo Iannitti di aver diramato tramite la sua e-mail personale comunicati a firma dell'attuale Segretario Provinciale di Rifondazione Comunista, Pierpaolo Montalto e dall'ex coordinatore provinciale dei Giovani Comunisti nonché Consigliere Provinciale di Rifondazione Comunista, Valerio Marletta.

Lo studente Matteo Iannitti è altresì accusato di aver diramato altri comunicati in qualità di Responsabile Scuola e Università del Partito della Rifondazione Comunista, di Coordinatore dei Giovani Comunisti e di esponente del Movimento Studentesco Catanese.

Il Magnifico Rettore entra altresì nel merito dei su indicati comunicati contestandone il contenuto, paventando “responsabilità politiche” in relazione alla condotta di Matteo Iannitti e minacciando più volte l'adozione di eventuali provvedimenti disciplinari.

Si rileva inoltre che alla citata nota venivano allegati numerosi comunicati stampa del Partito della Rifondazione Comunista e del Movimento Studentesco Catanese.

Premesso che domani verrà consegnata, a tutte le testate giornalistiche che interverranno alla conferenza stampa, copia autentica della nota ufficiale del Magnifico Rettore, esprimiamo sin d'ora tutta la nostra profonda indignazione per l'inaccettabile comportamento del Prof. Antonino Recca.

Ci chiediamo innanzi tutto come sia potuto accadere che il Rettore di un'Università utilizzi la legittima espressione di critica politica come argomento per minacciare interventi disciplinari su uno studente, intimando il Preside della sua Facoltà di appartenenza di interventire.

Ci chiediamo altresì se sia legittimo utilizzare l'appartenenza politica di Matteo Iannitti al Partito della Rifondazione Comunista quale elemento di discriminazione di uno studente accusato di “aver leso il prestigio e la dignità dell'Ateneo di Catania” e come causa di adozione di “gravi provvedimenti disciplinari”.

Riservandoci ogni più approfondito commento alla convocata Conferenza Stampa confermiamo sin d'ora tutte le posizioni assunte in questi anni nei confronti della gestione dell'Ateneo di Catania e tutte le critiche su fatti, talora drammatici, quali lo scandalo di Farmacia, la nomina a Presidente dell'UDC regionale di Antonino Recca, l'aumento delle tasse universitarie, la nomina della commissione Statuto e la chiusura della Facoltà di Lingue di Catania.

Consideriamo inoltre il comportamento tenuto dal Prof. Recca espressione di un preoccupante degrado istituzionale e di un'inaccettabile modalità di conduzione della battaglia politica che ha portato un esponente dell'Udc a sfruttare la sua carica accademica per attaccare un esponente del Partito della Rifondazione Comunista.

Ribadendo nuovamente il profondo sconcerto che investe tutto il Partito della Rifondazione Comunista, rinnoviamo il nostro invito alla partecipazione alla conferenza stampa che si terrà domani, 25 marzo 2011, alle ore 10 presso la sede di via S.Orsola 30, alla quale interverranno Pierpaolo Montalto, Segretario Provinciale di Rifondazione Comunista, Valerio Marletta, Consigliere Provinciale di Rifondazione Comunista e Matteo Iannitti, coodinatore dei Giovani Comunisti, esponente del movimento studentesco e dirigente nazionale di Rifondazione Comunista.

Comunichiamo per l'ennesima volta che nessuna intimidazione fermerà la nostra attività di denuncia, anche quando l'intimidazione non proviene da contesti criminali, da imprenditori corrotti ma dal Rettore dell'Università di Catania nonché esponente di spicco dell'Udc siciliana, Antonino Recca.


Pierpaolo Montalto - Segretario Provinciale di Rifondazione Comunista 380 4514236

Valerio Marletta - Consigliere Provinciale di Rifondazione Comunista

venerdì 18 marzo 2011

Caos Lingue. Gli studenti meritano risposte.

Sulla Facoltà di Lingue di Catania, è ora più che mai chiaro, è in gioco una partita politica che poco ha a che vedere con l'offerta formativa dell'Ateneo e con la qualità della didattica nell'Università di Catania. Una partita nella quale però non sono chiarissimi gli interessi e sono spesso celati perfino i giocatori: amministratori ragusani, Presidente della Regione, Ministero dell'Istruzione, deputati nazionali di Ragusa, il Consorzio Universitario ragusano, il Preside della Facoltà di Lettere, il Magnifico Rettore dell'Università di Catania. Dentro questa rete di istituzioni si rimbalzano, sul trasferimento della Facoltà di Lingue a Ragusa, reponsabilità e volontà. Iachello, Preside di Lettere, dice che non c'entra nulla ed è colpa dei ragusani. I ragusani si prendono meriti senza averli. Il Rettore se ne lava le mani incolpando in modo alternato Iachello, Ragusa e Famoso, Preside della Facoltà di Lingue.
La vicenda, apparentemente chiusa, non si sa ancora che risvolti avrà.

Ma degli studenti di Lingue qualcuno se ne ricorda?
In tutto questo casino vi sono migliaia di ragazze e ragazzi, pieni di sogni, ambizioni e voglia di studiare. Hanno il diritto di completare i loro studi e l'Università ha il dovere di espletare gli obblighi che ha nei loro confronti. Gli studenti di Lingue pagano le tasse come tutti gli altri ma a differenza degli altri studenti dell'Ateneo di Catania non sanno cosa accadrà loro domani. Non lo sanno non solo perché nessuno, prima di compiere gli atti che porteranno alla chiusura della Facoltà, glielo ha spiegato ma anche perché, probabilmente, ancora nessuno al Rettorato ha perfettamente idea di cosa succederà ai tantissimi iscritti a Lingue che dall'oggi al domani si trovano iscritti alla Facoltà di Lettere.

Dirà qualcuno, e che problema c'è? Nulla cambierà.

Ma la Facoltà di Lingue è ben complessa e la sua chiusura rischia di non essere indolore per nessuno. Ordiniamo le idee, con la consapevolezza che le questioni poste valgono sia nel caso dell'immediato accorpamento che per l'imminente passaggio ai dipartimenti.

1.La Facoltà di Lingue oltre i “normali” docenti prevede la presenza di lettori di madrelingua, figure fondamentali senza le quali qualitativamente lo studio delle lingue sarebbe privo di senso. Tuttavia i lettori ingigantiscono l'organico della Facoltà e si sa, in tempi di tagli e riforma, non sono certo garantiti. Che fine faranno i lettori con l'accorpamento? Verranno garantiti?

2. In questo momento i Benedettini soffrono della carenza di organico, dopo i licenziamenti dell'anno scorso. Lingue non ha neanche il personale per tenere aperti i laboratori. Con l'accorpamento che fine faranno i pochi lavoratori rimasti a Lingue e quali effetti avrebbe un eventuale ulteriore ridimensionamento? Come l'Ateneo intende tutelare i lavoratori che da dieci anni lavorano nella Facoltà?

3. La Facoltà di Lingue di Catania ha, oltre agli altri, un corso di laurea in Lingue per la comunicazione internazionale (ex Scienze per la comunicazione internazionale), classe di laurea 20. La Facoltà di Lettere ha un corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Classe di laurea 20, la stessa del corso in Lingue per la comunicazione internazionale di Lingue. Cosa succederà con l'accorpamento? Potranno sopravvivere dentro la medesima facoltà due corsi con uguale classe di laurea? Se non potranno convivere i due corsi, che fine faranno gli studenti di Lingue per la comunicazione internazionale e quelli di Scienze della comunicazione? Per gli studenti di lingue avrà avuto un senso studiare inglese, francese, tedesco o spagnolo oppure saranno paragonati a coloro i quali, provenienti da lettere, non hanno approfondito lo studio delle lingue?

4. A Ragusa aprirà una Facoltà di Lingue autonoma, con circa 1500 studenti e solo 8 docenti tra ricercatori,associati ed ordinari. Gli studenti che studiano a Ragusa devono, giustamente, essere tutelati esattamente come coloro che studiano a Catania. Quali garanzie hanno gli studenti di Ragusa che l'anno prossimo, con l'applicazione della riforma e la cancellazione delle facoltà, proseguirà l'esperienza dello studio delle lingue a Ragusa? Faranno essi la fine degli studenti di Agraria e Giurisprudenza, costretti a tornare a Catania? L'Ateneo di Catania come ha intenzione di affrontare il problema di Ragusa che si appresta a dover gestire due corsi di laurea di lingue con appena 8 docenti? L'Università di Catania dice di doversi tutelare rispetto alle rivendicazioni del Consorzio Universitario di Ragusa. Ma chi tutelerà gli studenti ragusani dall'Ateneo di Catania e da un Consorzio che non è riuscito a rinnovare il proprio CDA e appare sempre più come un grande comitato elettorale?

L'affare Lingue è una questione politica, non vi sono dubbi. Ma gli studenti meritano risposte.

Matteo Iannitti


domenica 6 marzo 2011

Il Rettore cancella Lingue e crea una nuova facoltà per decreto. Violando, appena gli conviene, la Riforma.

Sembra un paradosso. Mentre tutte le Facoltà dell'Ateneo di Catania discutono di come chiudere e reinventarsi sotto forma di Dipartimenti, così come prevede la Riforma Gelmini, il Rettore fa nascere una nuova facoltà e ne fa scomparire un'altra. Parliamo della tanto turbolenta vicenda della facoltà di Lingue e Letterature straniere. Una facoltà unica nel meridione che nella primavera dell'anno scorso è stata messa in discussione da un Rettore entusiasta del poterla regalare al Consorzio Universitario di Ragusa, ad oggi subordinato all'Ateneo di Catania.

Facciamo un passo indietro. Il Rettore nel maggio 2010 convoca il preside della Facoltà di Lingue, prof. Nunzio Famoso ed il past-preside, prof. Antonio Pioletti. Li convoca a casa sua e di fronte a un caffè ed a un cornetto comunica che la facoltà di lingue dovrà chiudere. Assemblee di facoltà, l'occupazione, per due settimane, del Monastero dei Benedettini, cortei e invasioni del Rettorato saranno la risposta di studenti e docenti alla scelta del magnifico Tony Recca.

Nonostante la mobilitazione, il 14 giugno 2010 il Senato Accademico scrive il verdetto: dall'anno accademico 2011/2012 la facoltà di Lingue si sposterà a Ragusa ed i corsi di Lingue a Catania si annetteranno alla facoltà di Lettere e Filosofia.

Ma, come sappiamo, nel dicembre 2010 viene approvata la Riforma che prevede la scomparsa, entro sei mesi, di tutte le facoltà e la creazione di Dipartimenti plenipotenziari.

La questione Lingue allora si riapre. Se infatti le facoltà vanno a scomparire, poco importa lo spostamento a Ragusa o l'accorpamento a Lettere, lo studio delle lingue può sopravvivere dentro un Dipartimento di Lingue che conservi le peculiarità di uno studio di qualità delle lingue e delle culture straniere.

Tuttavia la vicenda della Facoltà di Lingue aveva sempre puzzato di interessi esterni alla didattica ed al mondo accademico. Che motivo c'era di spostare questa facoltà? Certamente non problemi economici, dato che lo spostamento incide in maniera identica sulle casse dell'Ateneo. Certamente non questioni didattiche, dato che lo studio delle lingue è da sempre una bandiera importante del nostro Ateneo e da Salerno in giù non esiste un'altra facoltà di Lingue. Neanche un problema di iscrizioni, dato che la facoltà di Lingue ha tanti iscritti quanto prevede la legge 270 a differenza di facoltà mezze vuote come Scienze politiche.

Solo due giustificazioni rimangono per lo spostamento: da un lato la volontà del Rettore di distruggere politicamente quel collettivo di docenti che 10 anni fa aveva fondato la facoltà di Lingue ed è stato quasi sempre dissidente rispetto alle scelte di Recca. Dall'altro lato la volontà politica di regalare al Presidente della Provincia di Ragusa, guarda un po' dell'UDC, una facoltà che avrebbe potuto attrarre tanti studenti.

La Riforma, come dicevamo, avrebbe dovuto bloccare tutto l'iter. Ma si potevano deludere Recca ed i suoi amici ragusani? Assolutamente no.

Il 4 marzo 2011, il sito unict.it, pubblica un decreto del Rettore ( D.R. 1171), che indice le elezioni dei rappresentanti degli studenti, da tenersi il 13 e il 14 aprile 2011, per la nuova facoltà di Lingue di Ragusa e per la nuova facoltà di Lettere, Filosofia...e lingue di Catania. Ma come? Le facoltà non dovevano chiudere, come stabilisce l'art.1 della Riforma Gelmini? E secondo l'art.2 comma 9 della Riforma gli organi collegiali non devono rimanere congelati fino all'entrata in vigore dello Statuto? Si legge nel decreto che si eleggeranno rappresentanti per il biennio 2011/2013. Ma ha qualche senso creare ad aprile due nuove facoltà, con rispettivi consigli, se ad ottobre si sa che dovranno scomparire? Ma soprattutto, è possibile che gli studenti di lingue e di lettere, debbano apprendere della scomparsa della loro facoltà tramite un decreto rettoriale che indice elezioni?

Non sappiamo ancora come si evolverà la cosa, non sa nessuno se tali elezioni si potranno realmente svolgere, chi saranno gli elettori e se davvero si possa procedere in tal modo alla modifica di due facoltà.

Ci poniamo però una domanda. Perché il Rettore si è rifiutato categoricamente di indire elezioni per la commissione Statuto, elemento di trasparenza e democrazia, e invece con tanta fretta ha indetto elezioni palesemente illegittime?

La risposta a tali domande si trova, come sempre, nel ghigno di Antonino Recca e nella sua assoluta incapacità di gestire un Ateneo senza far prevalere i suoi personali interessi politici e le sue clientele.

Matteo Iannitti

venerdì 4 febbraio 2011

Comunicato Rifondazione e GC su Commissione Statuto Ateneo di Catania.

Commissione Statuto d'Ateneo. Recca arrogante insulta la democrazia e la comunità accademica. Pieno sostegno al Movimento Studentesco e al Coordinamento Unico d'Ateneo.


Le scelte del Rettore, in merito alla composizione ed alle modalità di nomina della Commissione Statuto d'Ateneo, sono solo gli ultimi atti di una gestione pessima ed antidemocratica dell'Università di Catania.

È raccapricciante che Antonino Recca abbia deciso di non avviare nessun processo democratico per la scelta dei componenti della Commissione, organo fondamentale per il futuro dell'Università etnea. In nessun altro Ateneo d'Italia si sta conducendo un iter così autoreferenziale e così autoritario.

È altresì grave che l'Ateneo di Catania sia nuovamente ridotto a strumento funzionale alla carriera politica del Rettore e dei suoi galoppini, a scapito di migliaia di studenti, ricercatori, funzionari e docenti che desiderano un'Istituzione indipendente e democratica quale dovrebbe essere l'Università di Catania.


Antonino Recca, ancor prima dell'entrata in vigore della Legge Gelmini, ha deciso di dimettersi dall'incarico di Presidente Regionale dell'UDC. Crediamo che abbia fatto male. Recca doveva dimettersi da Rettore, come più volte richiesto da Rifondazione Comunista e dal Movimento Studentesco Catanese. È infatti assurdo che un Ateneo prestigioso come quello di Catania debba essere schiavo di un Rettore che si è reso complice del silenzio sul Caso Farmacia, che ha introdotto i numeri chiusi in tutte le facoltà, che ha aumentato le tasse universitarie, che ha trasformato il rettorato in comitato elettorale e che ora ha illegittimamente nominato la Commissione Statuto senza nemmeno confrontarsi con Senato Accademico e comunità studentesca.


Rifondazione Comunista e le/i Giovani Comuniste/i sostengono con forza la battaglia che stanno conducendo il Movimento Studentesco Catanese, il Coordinamento Unico d'Ateneo e i presidi di alcune facoltà. In tal senso appoggiamo convintamente la proposta lanciata dal MSC di elezioni democratiche per la composizione della Commissione Statuto.


È infine chiaro che gli ultimi atti del Rettore smentiscono in maniera netta ed incontrovertibile le affermazioni del Ministro Gelmini sulla sua Riforma. È infatti palese che, attraverso la Riforma Gelmini, è aumentato terribilmente il potere dei “baroni” dell'Università che oggi possono fare e disfare a loro piacimento tutto ciò che vogliono. Per questo continuerà in tutte le sedi la nostra lotta per fermare questa Riforma dell'Università che alimenta la gestione privatistica degli atenei.



Pierpaolo Montalto – Segretario Provinciale Rifondazione Comunista

Matteo Iannitti – Esecutivo Nazionale Giovani Comunisti

domenica 17 ottobre 2010

Governo di rapina…….Catania in rovina! Cacciamo Berlusconi ed i suoi ministri dalla città!

Martedì 19 Ottobre Berlusconi e molti dei rappresentanti del suo governo arriveranno in città per partecipare all’assemblea dell’unione delle province italiane.
Il governo Berlusconi arriverà in una città travolta dagli scandali ...e dalle inchieste giudiziarie, in perenne crisi economica per decenni di saccheggio delle risorse pubbliche e mortificata dal malgoverno di una classe dirigente incapace e senza scrupoli.
Catania è la città dei debiti, delle piazze devastate, dei quartieri popolari abbandonati, del degrado e del malaffare, della disoccupazione, della precarietà,dei licenziamenti di massa e dello sfruttamento.
Il governo Berlusconi incontrerà gli amministratori locali e i dirigenti di un centrodestra primo responsabile della devastazione sociale e culturale del nostro territorio, ed assoluto protagonista della scena politica catanese grazie ad una capillare rete clientelare per il controllo del consenso elettorale ed al manifesto sostegno dei poteri criminali.

Catania invece si prepara ad accogliere il governo del massacro sociale, della guerra, dell’antimeridionalismo della Lega e della distruzione del sistema formativo pubblico.
Due anni di governo Berlusconi sono stati sufficienti a distruggere ogni residua garanzia per i diritti dei lavoratori. L’attacco al contratto collettivo nazionale, la precarietà come unica regola del mercato del lavoro, il sostegno alle scelte criminali di Confindustria, i licenziamenti, la mancata erogazione degli ammortizzatori sociali in deroga ai braccianti agricoli, le delocalizzazioni sono il marchio di fabbrica del governo sul tema del lavoro.

A Catania arriva inoltre un governo ideologicamente ispirato dalla Lega che ha sferrato l’ennesimo attacco mortale al meridione imponendo il Federalismo.
Il federalismo aumenterà infatti ancor di più il divario tra il Nord ed un Sud che non potrà certamente mantenere solo con le proprie risorse scuola, sanità e servizi pubblici.

Berlusconi è anche il presidente del governo delle deportazioni dei migranti, dei nuovi Lager e della guerra permanente in Afganistan.
In Afghanistan si continua a morire ed il ministro La Russa “invoca le bombe” per massacrare nuovi civili innocenti e togliere ancora risorse a formazione, stato sociale e lavoro. La Sicilia rappresenta, con l’arrivo di nuovi micidiali armamenti a Sigonella, un avamposto della guerra permanente degli Usa e dei suoi alleati.

Il Governo Berlusconi si è reso inoltre responsabile dello smantellamento dell’istruzione pubblica italiana tagliando più di 10 miliardi di euro a scuola e università. Tagli che hanno prodotto l’annullamento totale del diritto allo studio e il più grande licenziamento di massa della storia del nostro Paese, con 150 mila docenti e personale ATA che hanno perso il posto di lavoro.

Scendiamo tutte e tutti in piazza a Catania martedì 19 Ottobre per una grande manifestazione popolare!

Concentramento ore 09:00 Piazza Roma
Conclusione a Piazzale Asia - Ciminiere

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sabato 25 settembre 2010

Vergognosa l'assenza del Rettore dell'Università di Catania all'assemblea d'Ateneo e la sua presenza al comizio del UDC. Si dimetta!

Riteniamo grave e vergognoso che il Rettore dell'Università di Catania, Prof. Antonino Recca, abbia disertato l'assemblea d'Ateneo del 20 settembre, alla quale era stato formalmente invitato e alla quale aveva assicurato la presenza. Reputiamo ripugnante il fatto che la massima autorità accademica catanese, in controtendenza rispetto al resto dei Rettori italiani, non senta la necessità e non concepisca come fondamentale impegno istituzionale la presenza a un'assemblea che ha visto la partecipazione di centinaia di “cittadini” dell'Ateneo catanese: studenti, ricercatori, docenti, personale tecnico-amministrativo, presidi.

Riteniamo ancor più grave che a distanza di pochi giorni il Rettore partecipi al comizio dell'UDC a Messina, sedendo in prima fila, accanto a coloro che hanno contribuito allo sfascio della nostra Regione. L'atteggiamento del Rettore è la dimostrazione concreta di quanto poco interesse egli abbia verso la comunità accademica e quanta attenzione invece riponga verso il suo Partito politico. È inaccettabile la sequenza di umiliazioni che sta subendo l'Università catanese a causa di Recca.

Se non fossimo ormai pienamente consapevoli dell'inadeguatezza dell'attuale Rettore gli chiederemmo di prendere una chiara posizione contro i tagli, di abolire i numeri chiusi, di fermare l'aumento delle tasse, di bloccare l'anno accademico, come sta avvenendo in tante parti d'Italia. Chiederemmo di partecipare alle nostre proteste per un'Università pubblica, aperta a tutti e di qualità. Di fronte alla concezione personalistica del ruolo di Rettore che ha il Prof. Recca, di fronte alla sua arroganza che mortifica le istituzioni accademiche, non possiamo far altro che chiedere, insieme al Movimento Studentesco Catanese, le sue immediate dimissioni dalla carica di Rettore dell'Ateneo di Catania.

È indegno continuare a subire, nel momento più drammatico per l'Università italiana, le azioni di un Rettore che usa la sua carica solo per rafforzare il consenso verso il suo Partito politico e per abbellire il volto dell'UDC seriamente compromesso dalle condanne per mafia di tanti suoi rappresentanti.

Matteo Iannitti – Coordinatore Provinciale Giovani Comuniste/i, Segreteria Rifondazione Comunista

lunedì 12 luglio 2010

Il rettore presidente regionale Udc Le critiche di Cgil e Rifondazione

da "la Sicilia"

La scelta del rettore Antonino Recca di accettare la nomina a presidente regionale dell'Udc ha destato scalpore. La Cgil - per bocca di Angelo Villari, Giusi Milazzo e Lillo Fasciana - si dice «preoccupata e disorientata», ricorda che «Recca aveva dichiarato, nel suo programma elettorale, che avrebbe lasciato la politica fuori dall'Ateneo» e sottolinea che questa decisione mette «a rischio il criterio di imparzialità». «La scelta operata dal Magnifico, che riteniamo sia stata ben ponderata, induce a leggere con un'ottica diversa anche quanto sin qui fatto nella conduzione dell'Ateneo» che, «più che mai in questa fase di profonda trasformazione, anche a causa dell'attacco epocale al sistema pubblico dell'alta formazione, ha bisogno di ben altro che di un impegno partitico del suo rettore" .
Secondo il Partito della Rifondazione Comunista e i Giovani Comuniste/i «tale nomina conferma tutte le denunce di subalternità agli interessi di una parte politica rivolte al rettore negli ultimi anni da Rifondazione Comunista, dai Giovani Comunisti e dal Movimento Studentesco: dalla timidezza nel condannare i tagli governativi all'istruzione, alla laurea honoris causa data - solo ora si spiega il motivo - a Francesco Bellavista Caltagirone, palazzinaro, suocero del leader dell'UDC Pierferdinando Casini». Ancora. «Sarebbe o no legittimo - si chiedono - sospettare che la facoltà di Lingue di Catania venga regalata al Quarto Polo Universitario di Ragusa solo per rafforzare l'Udc in quel territorio?». Di qui, per questo «intollerabile conflitto di interessi», ne chiedono le dimissioni.


11/07/2010

giovedì 8 luglio 2010

Antonino Recca nominato presidente dell'UDC siciliana. Smascherati i padroni politici dell'Università di Catania. Recca rassegni subito le dimissioni da Rettore.


COMUNICATO STAMPA - CATANIA

Apprendiamo senza stupore della nomina del Rettore dell'Università di Catania Antonino Recca a presidente del coordinamento regionale dell'UDC siciliana. Tale nomina conferma tutte le denunce di subalternità agli interessi di una parte politica rivolte al Rettore negli ultimi anni da Rifondazione Comunista, dai Giovani Comunisti e dal Movimento Studentesco: dalla timidezza nel condannare i tagli governativi all'istruzione, alla laurea honoris causa data - solo ora si spiega il motivo - a Francesco Bellavista Caltagirone, palazzinaro, suocero del leader dell'UDC Pierferdinando Casini.

Chiediamo che il Prof. Antonino Recca, da oggi impegnato a gestire un Partito travolto dalle inchieste giudiziarie e dalle condanne penali a carico di alti esponenti, tra i quali Totò Cuffaro , Presidente della Regione Sicilia al momento dell'elezione di Recca a Rettore , rassegni immediatamente le dimissioni da Rettore dell'Università di Catania, già richieste per la scellerata gestione dell'Ateneo. Non riteniamo infatti tollerabile un conflitto di interessi di così grandi dimensioni.

Come potremmo sapere con certezza se le scelte per l'Ateneo di Catania saranno adottate per una sua crescita e un suo arricchimento o se saranno finalizzate all'accumulazione di consenso intorno a un Partito e ad una persona che ne riveste un ruolo così importante?

Sarebbe o no legittimo sospettare che la facoltà di Lingue di Catania venga regalata al Quarto Polo Universitario di Ragusa solo per rafforzare l'UDC in quel territorio?

Crediamo che il più antico Ateneo siciliano, già provato dai tagli voluti dal Governo Nazionale, meriti una gestione trasparente e autorevole. Autorevolezza, come già denunciato da tempo, che il Prof. Antonino Recca non può più assicurare.

Matteo Iannitti – Coordinatore Provinciale Giovani Comuniste/i

Pierpaolo Montalto – Segretario Provinciale Rifondazione Comunista

sabato 22 maggio 2010

Università, Possibile aumento delle tasse a causa dei tagli «No al salasso»

L'aumento delle tasse universitarie fino ad arrivare a un possibile picco del 38% è stato paventato ieri da Rifondazione Comunista, Giovani Comunisti e Giovani Democratici. L'allarme viene riferito a quanto discusso in sede di Commissione didattica martedì scorso. Un'ipotesi e non una decisione già presa, ma già questo basta a fare scattare l'allarme.
«Se confermato, l'aumento impedirebbe di fatto a tanti studenti di continuare a studiare a Catania- affermano Livio Gigliuto, segretario Giovani Democratici e Matteo Flamigni, resp. Università Giovani Democratici - Noi proponiamo da anni l'esatto opposto. Di rivedere cioè le fasce di reddito per venire incontro alle esigenze dell'Ateneo senza toccare le tasche degli studenti e delle loro famiglie. Invitiamo tutti, dagli studenti all'Ateneo stesso, a contrastare con ogni mezzo l'aumento delle tasse. Si tratterebbe di un'ulteriore massacro dell'istruzione pubblica che la Sicilia e Catania non possono permettersi».
Matteo Iannitti a nome di Rifondazione e Giovani Comunisti mette il possibile aumento in relazione con i tagli imposti dal governo nazionale: «Prima i numeri chiusi - dice - poi la questione, ancora irrisolta, della chiusura della facoltà di Lingue e Letterature straniere, ora l'aumento vertiginoso delle tasse universitarie. Basti pensare che il massimale di tasse passerebbe dai 1200 euro ai circa 2000». Da qui la richiesta al Senato accademico e al Consiglio di amministrazione dell'ateneo «di impegnarsi al fine di aumentare le fasce di reddito, da 5 a 9, in modo da tutelare gli studenti più disagiati. Chiediamo inoltre che il governo regionale si faccia carico del disastro economico degli atenei siciliani, causato dal governo nazionale, destinando una parte del budget della formazione professionale all'università». Rifondazione Comunista e Giovani Comunisti, che si spingono a chiedere le dimissioni del rettore, «saranno in prima linea, insieme a studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo, ricercatori, sindacati, nelle battaglie che si produrranno nei prossimi giorni contro i provvedimenti del ministro Gelmini, contro l'aumento delle tasse, per la sopravvivenza della facoltà di Lingue, per la difesa del diritto al lavoro e allo studio».

da "la Sicilia"
21/05/2010

venerdì 21 maggio 2010

Università di Catania allo sfascio. Aumento delle tasse insostenibile. Il Rettore rassegni le dimissioni.

Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti giudicano disastrosa la situazione che sta vivendo l'università di Catania. Gli effetti dei tagli stanno compromettendo seriamente la sopravvivenza dell'Ateneo: prima i numeri chiusi, poi la questione, ancora irrisolta, della chiusura della Facoltà di Lingue e Letterature straniere, ora l'aumento vertiginoso delle tasse universitarie.

Un aumento, diretta conseguenza dei tagli voluti dal Governo nazionale, che dovrebbe ammontare a circa il 38% e che impedirà materialmente l'iscrizione o la prosecuzione degli studi agli studenti meno abbienti. Basti pensare che il massimale di tasse passerebbe dai 1200 euro ai circa 2000.

Chiediamo al senato accademico e al Consiglio di amministrazione dell'ateneo di impegnarsi al fine di aumentare le fasce di reddito, da 5 a 9, in modo da tutelare gli studenti più disagiati. Chiediamo inoltre che il Governo Regionale si faccia carico del disatro economico degli atenei siciliani, causato dal Governo nazionale, destinando una parte del budget della formazione professionale all'università.

Chiediamo infine che il Rettore dell'Università di Catania, prof. Antonino Recca, palesemente incapace a gestire la situazione dell'ateneo e compromesso dalle vicende della facoltà di Lingue e di Farmacia e dal suo apparente coinvolgimento nelle elezioni universitarie, rassegni le dimissioni al fine duplice di mandare un segnale forte al Governo nazionale e di restituire all'ateneo di Catania l'autorevolezza che si addice alla più antica università siciliana.

Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti saranno in prima linea, insieme a studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo, ricercatori, sindacati, nelle battaglie che si produrranno nei prossimi giorni contro i provvedimenti del ministro Gelmini, contro l'aumento delle tasse, per la sopravvivenza della Facoltà di Lingue, per la difesa del diritto al lavoro e allo studio.

Matteo Iannitti – Coordinatore Giovani Comunisti, responsabile istruzione segreteria provinciale Rifondazione Comunista

giovedì 19 novembre 2009

Riforma dell'Università



In cosa consiste la nuova riforma dell'Universita' da poco approvata in Consiglio dei Ministri?

RIFORMA DELL’UNIVERSITA'?(!)

Gli atenei vengono messi in mano ai privati: il CdA, dovrà essere composto per (almeno) il 40% da persone “esterne” alle università, ovvero privati, che potranno quindi amministrare i fondi pubblici ai propri fini.

Una privatizzazione de facto dell'università italiana.

Il diritto allo studio viene completamente negato: le borse di studio non saranno più erogate dallo stato sociale ma da una S.p.a. sulla base di criteri meritocratici, svincolati dal reddito e dalla condizione sociale dello studente. A valutare il merito degli studenti sarà il Ministro Tremonti, amministratore del Fondo speciale che erogherà i «prestiti d'onore» per mezzo dei quali gli studenti faranno fronte a tasse universitarie sempre più salate, salvo dover poi restituire il tutto, interessi compresi.

Aumenta la selezione di classe all'interno degli atenei.

I precari dell'università che non ottengono un contratto a tempo indeterminato entro sei anni perdono la possibilità di intrattenere altri rapporti lavorativi con l'ateneo stesso.

Il precariato non viene eliminato.

I lavoratori precari saranno messi alla porta dopo sei anni di lavoro nell'università.

Una commissione nazionale attribuirà una fantomatica abilitazione alla docenza ma la decisione finale spetterà a commissioni locali. Viene inoltre mantenuta la possibilità di ricevere una chiamata diretta dalle singole facoltà di ogni ateneo ed essere assunti.

Il potere dei baroni resta inalterato.

DALLA CRISI ECONOMICA SI PUO’ USCIRE DA DESTRA, COME STA FACENDO IL GOVERNO BERLUSCONI, ATTRAVERSO LA CHIUSURA DEGLI SPAZI DELLA DEMOCRAZIA REALE, LA SOPPRESSIONE DEI DIRITTI DEGLI STUDENTI E DEI LAVORATORI, LA PRIVATIZZAZIONE DEI PROFITTI E LA SOCIALIZZAZIONE DELLE PERDITE, OPPURE DA SINISTRA, ATTRAVERSO UN FORTE SOSTEGNO PUBBLICO ALLA DOMANDA PER FAVORIRE I CONSUMI DEI CETI POPOLARI E RIATTIVARE IL PROCESSO PRODUTTIVO ATTUALMENTE PARALIZZATO DALLA SECCA RECESSIVA, SOSTENENDO LA RICERCA, L'INNOVAZIONE TECNOLOGICA ED ENERGETICA, IL SETTORE PUBBLICO DELLA CONOSCENZA, SCUOLA ED UNIVERSITA' IN PRIMIS.


CONTRO I TAGLI

PER LA STABILIZZAZIONE DEI PRECARI DI LUNGO CORSO

CONTRO IL NUMERO CHIUSO

PER UN REALE DIRITTO ALLO STUDIO

PER UN'UNIVERSITA' PUBBLICA, DI MASSA E DI QUALITA