venerdì 1 febbraio 2013
Rivoluzione Civile per il futuro della sinistra.
Gli ultimi 5 anni hanno sconvolto la politica italiana, la società europea, l'economia mondiale. Nel tempo di una legislatura persino i connotati della democrazia sono stati mutati e una fase costituente senza alcuna permeabilità democratica è stata aperta. La crisi dei mutui Subprime negli Stati Uniti d'America nel 2008 non è stato che il primo segnale del collasso di un'economia finanziarizzata che ha dimostrato la sua follia, la sua arroganza e la sua fragilità. Una crisi ininterrotta che ha portato ad una drammatica recessione economica ha agito con violenza sulle classi subalterne in Italia come in Europa, creando nuove povertà, nuovo sfruttamento ed edificando un clima di rassegnazione collettiva e generalizzata che rischia di neutralizzare anche i tentativi di ribellione e i progetti di alternativa.
Mentre miliardi di euro vengono bruciati in poche ore dalle borse, mentre la Banca Centrale Europea commissaria i Governi di tutto il continente, mentre le tasse vengono aumentate e i ricavi vengono consegnati in regalo alle banche, una guerra tra poveri tenta di insinuarsi a garanzia che il Sistema resti protetto: italiani contro stranieri, lavoratori contro lavoratori, settentrionali contro meridionali. Anche gli spazi della democrazia vengono attaccati, delegittimando dall'alto – ma anche dal basso – tutte le Istituzioni democratiche presenti sul territorio: la giusta critica a una parte di ceto politico corrotto e arricchito è stata trasformata ad arte in un attacco indiscriminato alle istituzioni e agli unici strumenti che permettono, ad oggi, che la volontà popolare abbia ascolto e voce. Gongolano banchieri e poteri forti mentre la gente litiga e si divide per cancellare il suo stesso potere e c'è chi scappa con miliardi di euro senza che nessuno se ne accorga perché impegnato a protestare per avere meno rappresentanti nei consigli e in parlamento.
L'Italia affonda e chi ha responsabilità economiche e politiche continua la rotta verso l'inabissamento. Il Governo Berlusconi fino al 2011 ha compromesso la tenuta democratica del Paese, ha indebolito i diritti, ha smantellato lo stato sociale. Il cosiddetto Governo Tecnico guidato da Mario Monti, sostenuto con pari responsabilità da Partito Democratico, UDC e Popolo delle Libertà, ha aggravato maggiormente le condizioni sociali ed economiche portando il Paese alla recessione e ha stornato tutte le risorse acquisite dall'aumento della tassazione verso banche estere, riuscendo perfino a far aumentare il debito pubblico. Oltre al danno anche la beffa.
Contro tutto questo, contro chi ha governato l'Italia e l'Europa negli ultimi anni, contro la grande finanza e i poteri forti negli ultimi anni, contestualmente, si è prodotta una resistenza sociale e politica. Nell'autunno 2008 le studentesse e gli studenti sono stati i primi a scendere in piazza a gridare “Noi la crisi non la paghiamo”, poi sono andati in strada le/i migranti contro le politiche razziste e securitarie del Governo e si sono ribellati le/gli operai/e contro l'idea di fabbrica ottocentesca di Marchionne. Le mobilitazioni nazionali del movimento studentesco, della FIOM e dei sindacati di base hanno animato ogni autunno e ogni primavera attraverso occupazioni, cortei nazionali, scioperi generali. Milioni di persone hanno partecipato e partecipano a questa nuova resistenza e condividono i suoi contenuti che hanno dimostrato di essere maggioranza nel Paese attraverso i referendum costruiti dal basso sui beni comuni del 12 e 13 giugno 2011 grazie ai quali è stato stabilito che acqua e servizi devono restare pubblici, che il nucleare deve restare illegale e che la legge deve rimanere uguale per tutti. Sui territori le lotte e i conflitti hanno vissuto intrecciando le esigenze basilari della gente, scontrandosi con il potere e le minacce della mafia, in centinaia di piccoli paesi, nei quartieri di grandi città. Anche nel nostro territorio non hanno sempre vinto i potenti, in alcuni casi hanno vinto le lotte. Hanno vinto le lotte a Scordia contro la realizzazione di un grande centro commerciale in odore di mafia grazie a una straordinaria alleanza con i piccoli commercianti onesti. Hanno vinto le lotte a Palagonia dove una classe politica inquisita e parassitaria, coinvolta in inchieste per mafia, è stata scalzata da giovani ribelli che adesso siedono in Consiglio Comunale e da un Sindaco comunista.
Nonostante le grandi proporzioni di una ribellione diffusa, nonostante un malcontento generalizzato e sempre più radicale, nonostante le pesanti responsabilità della classe politica che ci governa, le tante voci di rabbia, di insofferenza e indignazione negli ultimi anni non sono riuscite ad arrivare, tranne che per brevi e insufficienti interventi, nei palazzi in cui si decide. Dentro quel parlamento dove Bersani, Berlusconi e Monti hanno approvato in silenzio e senza vergogna l'introduzione dell'IMU, la cancellazione dell'Articolo 18, l'acquisto degli aerei da guerra. Senza voce, in quelle importanti stanze, sono rimaste/i studentesse e studenti, operaie e operai, migranti, lavoratori e lavoratrici, precari, pensionati. Senza voce tutti coloro che non arrivano alla fine del mese, che hanno dovuto pagare l'IMU per una casa di proprietà di una banca, che non hanno avuto accesso alle cure mediche, che non si sono potuti permettere di mandare un figlio all'Università. Il silenzio ha occupato il parlamento italiano come se non esistessero migliaia di giovani che scappano dalle loro terre perché manca lavoro e dignità, come se non esistessero braccianti agricoli che non possono più mantenersi col loro lavoro, come se non ci fossero coloro che, strozzati dalle tasse, non trovano alcuna prospettiva.
Il 24 e il 25 febbraio si andrà a votare per eleggere il nuovo parlamento italiano e per dare indicazione di quale Governo si vuole per i prossimi anni. Partito Democratico, UDC, PDL e Berlusconi si presentano alle prossime elezioni come se gli ultimi anni non fossero esistiti, come se nessuno avesse appoggiato il Governo Monti, come se in Parlamento fino ad oggi non ci fosse stato nessuno. Primarie, congressi, conferenze, finte polemiche stanno tentando in questi giorni di campagna elettorale di annebbiare le gravi colpe di questi partiti, degli ultimi mesi di Governo. Anche la campagna elettorale di chi, a parole, si proclama rivoluzionario ed antisistema non presenta una critica alle politiche economiche e sociali degli ultimi anni e si limita ad attaccare i pesci piccoli, lasciando immuni e liberi i pesci grandi, veri artefici del disastro che abbiamo davanti.
In questo contesto difficile ed emergenziale Rifondazione Comunista ha deciso di porsi due obiettivi strategici: la costruzione di una sinistra di classe anticapitalista alternativa all'impianto centrista della sinistra socialdemocratica e l'ingresso in parlamento di esponenti delle lotte e dei conflitti che possano portare nel palazzo le istanze finora rimaste prive di rappresentanza.
Per queste ragioni Rifondazione Comunista è e sarà parte del percorso di Rivoluzione Civile con Antonio Ingroia. Rivoluzione Civile si presenta alle elezioni con un programma nettamente antiliberista che mette al centro il rifiuto del Fiscal Compact, l'opposizione alla militarizzazione del territorio, il NO alla TAV e al ponte sullo stretto. Antonio Ingroia è l'unico candidato presidente che mette in discussione le istituzioni bancarie europee e le ingerenze dei poteri forti nella politica italiana da Confindustria al Vaticano. Rivoluzione Civile è l'unica formazione politica che ha acquisito interamente i punti programmatici esposti dalla FIOM e che ha raccolto, tramite le forze che ne fanno parte, le firme per i referendum su Articolo 18 e Articolo 8 in difesa del lavoro. Rivoluzione Civile è la lista dell'antimafia sociale e della lotta alla corruzione e alle storture della politica. È l'unica forza della sinistra che non ha accettato compromessi e per questo si presenterà fuori dallo schieramento di Bersani e Vendola, contro qualsiasi inciucio con Mario Monti e la BCE.
Pur essendo una lista di coalizione che tiene insieme oltre Rifondazione Comunista, Italia dei Valori, Verdi e PdCI, Rivoluzione Civile è oggi il terreno più avanzato per costruire una sinistra anticapitalista autonoma, per presentare un programma di Governo d'alternativa ai diktat della BCE e a Monti, per portare finalmente in Parlamento le lotte che hanno animato il Paese e per poter tornare ad avere nelle istituzioni una rappresentanza del conflitto sociale. Rivoluzione Civile rompe definitivamente col bipolarismo e pone nella politica italiana una proposta di Governo vincente di assoluta rottura tanto col centrodestra quanto col centrosinistra, come dimostrano le esperienze amministrative di Napoli e Palermo.
Se per i poteri forti italiani, pienamente rappresentati sia nella coalizione di centrosinistra che nella coalizione di centro, le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio saranno un momento costituente per la creazione di una modalità di governo sempre meno democratica e vincolata ai diktat economici delle banche centrali, anche per la sinistra d'alternativa, per Rifondazione Comunista e per chi non ha scelto la via della rassegnazione le imminenti elezioni possono rappresentare un nuovo impegno costituente. Rivoluzione Civile è una lista elettorale che racchiude tante esperienze e tanti valori, varie culture e tanti percorsi politici differenti che possono anche avere, a tratti, elementi di incompatibilità. Il tema di oggi tuttavia non può e non deve essere la sopravvivenza di un feticcio o di una sigla, la compatibilità possibile con anime diverse: abbiamo una sfida più grande.
Il successo di Rivoluzione Civile alle elezioni può rendere possibile la creazione di una sinistra autonoma e autorevole, di classe e anticapitalista, che guardi alla FIOM e alle straordinarie esperienze del sindacalismo di base, che sappia essere motore del conflitto sociale e possa rendersi strumento dei movimenti di lotta. Una sinistra che marchi definitivamente la propria incompatibilità con il moderatismo del PD e delle altre forze del centrosinistra. Una sinistra internazionalista che sappia esportare in Italia le grandi esperienze della sinistra greca e spagnola. Una sinistra che già a partire dalle prossime elezioni amministrative sappia lanciare una sfida alle destre e al centrosinistra per l'amministrazione dei territori e delle grandi città.
In queste ultime settimane che ci distanziano dal voto sarebbe più semplice arroccarsi nel purismo di certe posizioni, far vincere i mal di pancia che accompagnano sempre la presentazione di liste in un sistema elettorale senza preferenze. Sarebbe più comodo rendersi permeabili a tutte le critiche strumentali che piovono su Rivoluzione Civile col solo intento di indebolirla oppure enfatizzare le mancanze che una lista elettorale nata in pochi mesi certamente conserva. Eppure la sfida che abbiamo davanti è troppo importante, perderla potrebbe avere conseguenze pesanti, vincerla getterebbe le basi per un lungo ed esaltante percorso di resistenza e rivoluzione. Crediamo che di questa sfida tutte e tutti debbano essere e sentirsi protagoniste/i.
Dopo cinque anni di Berlusconi e Monti potrebbe rinascere una prospettiva, una speranza.
Se ci sapremo prendere la giusta responsabilità e daremo il giusto peso al nostro voto, guardando tanto al presente quanto al passato, allora il 24 e 25 febbraio potrebbe vincere la sinistra, con Rivoluzione Civile.
Segreteria Provinciale Rifondazione Comunista Catania
sabato 24 marzo 2012
PALAGONIA. IdV e Rifondazione si affidano a Valerio Marletta “sindaco”
da scordia.infoUna proposta congiunta sarà presentata, alle amministrative di Palagonia, da Italia dei valori e Rifondazione comunista. Valerio Marletta – 32 anni, consigliere provinciale – parteciperà alla “corsa” per l’elezione del sindaco con il sostegno della civica “Palagonia bene comune”.
Sarà proposta un’alternativa nei metodi di gestione locale della cosa pubblica: «Affarismi e malaffari hanno segnato, con un substrato di infiltrazione mafiose, la storia della nostra comunità negli ultimi tempi. Non è più differibile – ha detto il candidato – un governo trasparente della città. Il Palazzo deve muoversi sui binari della legalità e dell’efficienza dei servizi, riservando maggiori attenzioni alle esigenze delle fasce sociali più deboli».
In campagna elettorale saranno affrontate pure le questioni del «risanamento dell’ingente debito pubblico dell’Ente locale. Occorre anche un’inversione di tendenza nella gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti e del sistema idrico. Serve pure un rilancio delle politiche culturali e del lavoro, evitando i condizionamenti perversi della politica. La lista civica – ha concluso Marletta – avrà il supporto di rappresentanze della scuola e dell’università, di braccianti agricoli e precari».
In attesa dell’indizione ufficiale dei comizi elettorali, intanto, la campagna elettorale è già partita con l’affissione “selvaggia” di manifesti in diverse aree urbane.
LUCIO GAMBERA
venerdì 4 novembre 2011
Costruiamo l’alternativa. Se non ora quando?
Alcuni dei rappresentanti della classe politica che ha governato per quasi due decenni sono stati spazzati via dalle vicende giudiziarie legate all’inchiesta antimafia “Iblis”. Altri restano seduti nel consiglio comunale caratterizzato da continui scontri interni e da condizionamenti reciproci, da ricatti e veti incrociati, dall’affarismo dilagante. Offrono un’immagine del paese patetica a arraffona.
Nessuno si cura di “governare” con serietà la nostra comunità.
Le casse sono vuote, si parla di un debito accumulato di 17.000.000 milioni di euro, manca qualsiasi tipo di programmazione politico-amministrativa.
La trasparenza resta un miraggio.
Le competenze degli amministratori sono nulle. Trasformismo e cambi di partito sono l’emblema di una classe politica sconfitta dalla storia, prima ancora che dalle vicende giudiziarie. “Loro” non hanno nessuna intenzione di mettersi da parte, di fare spazio a chi pensa che amministrare un paese significhi pensare al bene comune della collettività.
E NOI?
In questa consiliatura è mancata una forte opposizione in grado di vigilare e controllare gli atti amministrativi. La sinistra è stata spazzata via dai luoghi della rappresentanza politica.
Nessuno dei consiglieri eletti nelle amministrative 2008 si è riconosciuto nei partiti che compongono il frastagliato mondo del centrosinistra palagonese.
Tanti errori abbiamo commesso negli ultimi anni, ma oggi più che mai, abbiamo l'obbligo e il dovere di ricercare l'unità tra le forze democratiche del nostro paese.
Abbiamo il dovere di dimostrare che l’obiettivo non è l’occupazione sistematica dei posti di potere, ma piuttosto la costruzione dell’alternativa.
Noi vogliamo e dobbiamo fare la nostra parte. Incontriamoci,discutiamo e proviamo a costruire un percorso comune. Facciamoci guidare da un ritrovato entusiasmo....un nuovo inizio è non solo possibile, ma rappresenta anche l'unica strada possibile per un cambiamento reale!
Facciamo appello al Partito democratico, all’Italia dei Valori, ai simpatizzanti di Sel, alle associazioni, ai singoli cittadini che si riconoscono nei valori della democrazia,dell'antimafia, della giustizia sociale e del buon governo, affinché da subito si costruisca un nuovo progetto di governo della città. Un progetto che parta dal basso, democratico, partecipato e cosciente degli errori commessi in passato. Si decidano in maniere partecipata i programmi, le candidature anche prevedendo le “Primarie” per la scelta del candidato Sindaco.
Poniamo una sola condizione per il nostro impegno. Diciamo fin da subito che non parteciperemo mai ad una coalizione che preveda allargamenti a forze politiche del centro-destra e del cosidetto Terzo polo che hanno contribuito in questi ultimi anni al deterioramento del nostro paese.
Partito della Rifondazione Comunista
Circolo "Rosa Luxemburg" Palagonia
venerdì 24 giugno 2011
Il sindaco Calanducci rassegna le dimissioni. Costruiamo l'alternativa per Palagonia
venerdì 25 marzo 2011
Palagonia: un consiglio comunale indecoroso. La guerra di tutti contro tutti mortifica una comunità intera
Partito della Rifondazione Comunista
Circolo "R. Luxemburg" Palagonia.
Comunicato stampa
Palagonia: un consiglio comunale indecoroso. La guerra di tutti contro tutti mortifica una comunità intera.
Siamo alla frutta. Nella seduta del consiglio comunale del 24 Marzo 2011 si è consumato l'ennesimo vergognoso atto del teatrino della politica palagonese.Il partito della Rifondazione Comunista esprime massima indignazione nei confronti di un organo consiliare divenuto campo di battaglia dei consiglieri,spinti spesso dai non celati interessi personali. La mancanza per l'ennesima volta del numero legale nella seduta del 24 Marzo, il blocco di fatto dei lavori del consiglio, il mancato voto sulla convenzione sul randagismo, lo scontro meschino sulla carica di presidente del consiglio sono i segni tangibili di uno squallore senza precedenti nell'attività istituzionale. L'attività consiliare è di fatto bloccata a causa dei frequenti scontri in un consiglio dove diventa sempre più complicato capire chi rappresenta la maggioranza e chi l'opposizione. Il consiglio si è trasformato in un comitato d'affari in perenne lotta per accaparrarsi posti di potere. Uno spettacolo indecente che riduce le istituzioni palagonesi ad un grande circo satirico. Questo consiglio non solo mortifica le istituzioni, ma cosa ben più grave mortifica le speranze dei cittadini in un momento in cui il paese di Palagonia sta vivendo gravissime difficoltà.
Ribadiamo la nostra richiesta di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose nell'ambito dell'inchiesta della procura di Catania denominata "Iblis". Chiediamo a gran voce l'indizioniedi nuove elezioni. Palagonia non merita questa lenta agonia provocata dalle stesse istituzioni.
Palagonia 25 Marzo 2011
domenica 7 novembre 2010
Intrecci perversi pure nelle elezioni 2008
Politica, affari e mafia: resta alta l'attenzione degli inquirenti, a Palagonia, sugli ultimi anni di gestione amministrativa al Comune. Le prime conclusioni dell'inchiesta «Iblis» della Procura della Repubblica di Catania, che hanno portato all'arresto dell'ex sindaco Fausto Fagone e del consigliere provinciale Nino Sangiorgi, confermano l'esistenza di intrecci perversi pure alle elezioni amministrative del 2008.
Il deputato regionale del Pid, on. Fausto Fagone, si sarebbe impegnato per assicurare, con il supporto di «pezzi deviati» della classe imprenditoriale locale, il successo elettorale di Francesco Calanducci, che ha recentemente subìto, con voti unanimi, la sfiducia del Consiglio comunale. Solo dopo l'elezione, in diverse circostanze, con frequenti rimpasti di deleghe assessoriali e «azzeramenti» di nomine, Calanducci ha tentato di staccare la «spina» con gli alleati. Non sarebbe stata casuale l'approvazione della mozione da parte di 10 (su 15) ex sostenitori della coalizione di maggioranza.
La decadenza del primo cittadino, secondo il circolo palagonese del Pd, realizza il progetto «fagoniano» di una sindacatura breve, che «avrebbe dovuto assumersi - dichiara il dirigente Salvatore Motta - le responsabilità del risanamento finanziario dell'Ente, continuando ad elargire provvidenze economiche» in attesa di altre investiture istituzionali e di tempi migliori.
Da Calanducci, che si è chiuso, dopo la presentazione della mozione di sfiducia, in un silenzio stampa assoluto, non sono state rilasciate dichiarazioni o repliche nemmeno tramite l'Ufficio stampa comunale. Anche il Pdl ha preferito, con Gaetano Benincasa e i relativi consiglieri comunali, non rilasciare commenti sull'attuale «terremoto» politico, che ha pure registrato, con l'intervento dell'on. Enzo Oliva e del sen. Gianpiero D'Alia, espulsioni di componenti del Mpa e dell'Udc.
L'ultima inchiesta potrebbe mettere in crisi, intanto, la discesa in campo di Sangiorgi, ex presidente del Consiglio comunale di Palagonia, nella «corsa» alla poltrona di primo cittadino, che sarebbe stata appoggiata dagli ex consiglieri dell'Udc, dai sostenitori del Pid e da probabili liste civiche.
Secondo Pierpaolo Montalto e Valerio Marletta, segretario e consigliere provinciale di Rifondazione comunista, che hanno messo in luce, in un comunicato, le altre inchieste giudiziarie pendenti, «gli affidamenti illegali del servizio di nettezza urbana, la gestione irregolare di alcuni appalti e le infiltrazioni mafiose costituiscono solo alcuni aspetti dell'azione di un gruppo politico. Riponiamo fiducia nel lavoro della magistratura».
martedì 15 giugno 2010
Palagonia: salta un altro assessore!
Ormai questa amministrazione sta sfiorando il ridicolo. Il sindaco, secondo il sito ufficiale del comune, ha attribuito all'assessore Cucuzza comportamenti denigratori nei confronti della giunta comunale condannando tali atteggiamenti che da anni sono di moda dentro il palazzo del potere.
E' sempre più chiaro l'immagine politica che da questa amministrazione: il sindaco ha idee politiche totalmente diverse da quelle dei suoi consiglieri di maggioranza.
Il rapporto tra il sindaco e i suoi consiglieri si tramuta in un gioco di cariche che cambia da un giorno all'altro.
L'unica soluzione sono le dimissioni dell'intera giunta e del sindaco stesso ovvero NUOVE ELEZIONI per dare un fine a questo modo patetico di amministrare la cosa pubblica.
Lanciamo un appello a tutti i cittadini che non si riconoscono in questo tipo di politica: confrontiamoci e costruiamo insieme una valida alternativa ad un sistema politico che da anni infanga l'intero paese.
Rifondazione Comunista Palagonia
sabato 3 aprile 2010
Diffamazione e calunnia: querelati 7 militanti del Prc di Scordia.
Ricordiamo che la L.R. N° 30 del 2000 art 16 recita:
”1. Gli amministratori devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado. L'obbligo di
astensione non si applica ai provvedimenti normativi o di carattere generale, quali i piani urbanistici, se non nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della
deliberazione e specifici interessi dell'amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado.”
L’aver denunciato, come qualsiasi forza politica dovrebbe fare, un reato commesso nella pubblica amministrazione ha portato il Consigliere Caldiero a sporgere denuncia per calunnia e diffamazione. Ringraziamo i “nostri” 7 militanti per il lavoro svolto con tanto coraggio e ribadiamo che non sarà una denuncia a fermare la lotta per una gestione della cosa pubblica che sia all’insegna della trasparenza e della legalità. La federazione di Catania del Prc sosterrà attivamente la battaglia dei compagni del circolo di Scordia.
Inoltre per rendere un servizio alla cittadinanza citiamo, per rafforzare ancora di più la giustezza della nostra battaglia, l’articolo del codice penale sul reato di abuso di ufficio:
“Il reato di abuso d’ufficio è previsto e punito dall’art.323 del codice penale, norma che ha subìto due modifiche negli ultimi dieci anni (v. prima l’art.13 della legge 26/04/1990 n. 86; poi l’art.1 della legge 16/07/1997 n. 234), il cui testo recita adesso: "Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno carattere di rilevante gravità".
Catania 2 aprile 2010
Pierpaolo Montalto – segretario di Rifondazione Comunista della federazione di Catania
Valerio Marletta – Consigliere Provinciale
lunedì 22 giugno 2009
Risultati referendum Palagonia
Ecco i risultati:
1° quesito
SI 625 77,8%
NO 178 22,25%
Bianche: 38
Nulle: 37
2° quesito
SI 631 78,9%
NO 169 21,1%
Bianche: 41
Nulle: 37
3° quesito
SI 698 85,8%
NO 115 14,1%
Bianche: 31
Nulle: 34
A livello nazionale, a sfoglio quasi completato, ha votato il 20% degli aventi diritto. Il referendum quindi non è valido.
venerdì 19 giugno 2009
Un referendum antidemocratico
La legge elettorale che ne uscirebbe dalla vittoria del referendum di domenica sarebbe peggiore, impensabile ai limiti della democrazia. Riteniamo necessario astenersi per evitare il peggioramento di una legge elettorale gia orrenda.
Ecco le motivazioni della nostra astensione:
La legge che ne uscirebbe dalla vittoria del 1° e 2° quesito assegnerebbe il premio di maggioranza alla lista più votata e non più alla coalizione di partiti (che viene abolita)
In parole povere il partito che prende più voti ha il 55% dei seggi!
I capi di un singolo partito decideranno chi siederà in parlamento e chi sarà il premier (in caso di vittoria). Questo singolo partito potrà governare senza ostacoli. Quante sono le possibilità che i parlamentari di maggioranza, scelti dal capo del proprio partito, sfiduceranno il proprio leader?
Come si può permettere di conferire la maggioranza in parlamento (e quindi il potere di formare un governo monocolore) ad un partito che riceve solamente il 30% dei consensi? (e anche meno!!!).
Questa è una porcata all’italiana. E’ una legge antidemocratica che ricorda molto la “legge Acerbo” e la “legge truffa”.
I promotori del referendum affermano che con la vittoria del referendum si eliminano i piccoli partiti e la casta dei politici. Ad eliminare i piccoli partiti ci pensa già la soglia di sbarramento e per quanto riguarda la casta dei politici non si fa altro che rafforzarla.
L’Italia non è pronta al bipartitismo. Lo dimostrano le recenti elezioni europee. I due maggiori partiti, PD e PDL, non sono sufficienti a rappresentare da soli l’intera popolazione italiana.
Ecco perché noi di Rifondazione Comunista ci asteniamo al referendum e invitiamo la cittadinanza palagonese a non andare a votare.
Rischiamo di creare una legge schifosa, un “Plusporcellum”! Ci va di mezzo la nostra democrazia e noi la difendiamo con l’ASTENSIONE!
lunedì 15 giugno 2009
Analisi voto elezioni europee 2009
A Palagonia, come nel resto d’Italia, le elezioni europee sono servite come banco di prova per i partiti.
Infatti, le elezioni della scorsa settimana sviluppano due riflessioni importantissime riguardo alla politica palagonese. Il primo è il consolidamento della giunta Calanducci che, nonostante la risicata maggioranza in consiglio, riesce a riscuotere consensi tra la cittadinanza. Ciò è dimostrato dal forte balzo del partito di maggioranza, l’Mpa (+26,8 rispetto alle comunali), che diventa il primo partito di Palagonia.
Secondo fatto importantissimo è la grossa perdita del patron Fagone. L’Udc non riesce a tenere l’avanzata dell’Mpa e questo dimostra la perdita di controllo dell’ex-sindaco Fagone.
Insomma, Palagonia passa da un padrone a un altro, da Fagone a Lombardo, conservando inalterati i propri problemi.
Questa settimana ha avuto luogo il consiglio comunale per l’approvazione del bilancio. Alta la tensione tra la maggioranza (composta da 10 consiglieri) e l’opposizione del Pdl, che spesso degenera in comportamenti inadatti al luogo.
Il bilancio passa grazie all’astensione dell’Udc che una settimana fa si è dichiarata fuori dalla maggioranza e dalla giunta ma pronta a sostenere l’approvazione del bilancio.
L’approvazione del bilancio, secondo il sindaco Calanducci, eviterebbe il pericolo del dissesto finanziario e darebbe aria nei polmoni alle casse del paese. Staremo a vedere…
I consiglieri eletti dal Pd sono ufficialmente passati all’Mpa (ciò contribuisce all’aumento dei voti dell’mpa) e quindi possiamo ufficialmente affermare che nel consiglio comunale non è presente nessun esponente di centro-sinistra.
Veniamo a noi. Rifondazione resiste, nonostante il solito astensionismo di sinistra. La lista comunista riesce a prendere più voti della lista “Sinistra arcobaleno” sebbene siano presenti le liste “Sinistra e libertà” e quella dell’Idv (oggi visto come partito di sinistra).
Sulla base di questi voti, il circolo di Rifondazione riparte come sempre dedicandosi solo ed esclusivamente ai problemi del proprio paese, riproponendo i nostri servizi resi alla cittadinanza. Ricominceremo a commentarvi i vari consigli comunali, a mostrarvi i problemi del paese e ad informarvi sulle decisioni prese in consiglio provinciale.
lunedì 8 giugno 2009
Comunicazioni
L'astensione per l'ennesima volta ha causato una perdita di voti a sinistra, ma vista in percentuale registriamo un piccolo incremento del +1,4%.
Il nostro candidato Montalto ha ottenuto 134 voti di preferenza che riteniamo sia un buon risultato.
Veniamo al blog. Nei giorni scorsi, durante la campagna elettorale, è stato diviso in piazza un volantino che riportava il post "Tradimenti, cambi, furti di sedie... Che cavolo sta succedendo?" e il secondo commento anonimo di un altro post.
Rifondazione si dichiara estranea al fatto e informa gli scrittori del post e del commento questo abuso.
In più abbiamo deciso che in futuro i commenti saranno sempre moderati da noi. Non è una censura o una mancanza di libertà, lo facciamo per tutelare i nostri lettori e il nostro partito.
Il nostro blog non è un posto dove sparare denunce a cavolo: commenti come quelli linkati sopra devono essere opportunamente firmati in modo che chiunque si prenda le proprie responsabilità.
Informiamo i nostri lettori che in questa settimana verranno pubblicate delle foto riguardante i posti di Palagonia più degradati. Incominceremo con la bambinopoli, luogo frequentato dalla maggior parte dei giovani di questo paese.
Domenica prossima il circolo si riunirà, nella stessa sede e allo stesso orario. Ribadiamo il nostro invito a chiunque fosse interessato a seguire le nostre riunioni
Infine invitiamo tutti a visitare il nostro profilo su Facebook, e chi lo ritiene necessario aggiungerci come "amici".
Risultati elezioni europee, Palagonia
Partito, voti, percentuale
PDL, 1559, 27,9%
MPA, 2148, 38,3%
UDC, 931, 16,68%
PD, 537, 9,6%
PRC-PDCI, 194, 3,4%
Sinistra e lib, 59, 1%
IDV, 109, 1,95%
Radicali, 21, 0,3%Lega nord, 2, 0,03%
Fiamma Tri, 24, 0,4%
LD, 6, 0,01%
giovedì 4 giugno 2009
mercoledì 3 giugno 2009
Appello al voto
Il rischio è l'uscita da destra dalla crisi: la progressiva frantumazione del mondo del lavoro, il passaggio dal welfare alla carità, lo svuotamento della democrazia, resa sempre più impermeabile ai conflitti e ai soggetti sociali, e la ripresa di ideologie nazionaliste, razziste, fondamentaliste, sessiste e omofobe. È un processo che in Italia assume il volto di un nuovo autoritarismo - quello plebiscitario e populista del berlusconismo - che potrebbe essere rafforzato da una ulteriore deriva maggioritaria e dalla cancellazione definitiva di ogni possibile rappresentanza dell'opposizione sociale.
Noi ci battiamo per una uscita da sinistra dalla crisi e per questo motivo sosteniamo la lista anticapitalista e comunista a cui hanno dato vita esponenti dei movimenti altermondialista, femminista, pacifista, ambientalista, antirazzista, LGBTQ assieme a Rifondazione comunista - Sinistra Europea, Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori Uniti. Un progetto di critica radicale e profonda alle politiche neoliberiste che in Europa hanno accomunato popolari, liberali e socialisti, cioè tutti i partiti attualmente presenti nel parlamento italiano.Sosteniamo la lista anticapitalista e comunista per mantenere aperta la strada dell'alternativa, in Italia e in Europa. Un voto utile per proporre un'uscita da sinistra dalla crisi, per rafforzare un'ipotesi di ricostruzione della sinistra basata sulla connessione fra diversi soggetti del conflitto e culture critiche, fra vertenze territoriali e movimenti globali, fra ambiente e lavoro, fra uguaglianza e libertà: una sinistra che non abbia rinunciato ad elaborare un pensiero forte dalla parte dei deboli, alla sfida per l'egemonia e la costruzione di un nuovo senso comune.
Pensiamo in primo luogo ad un voto d'ascolto di questa giovane generazione di invisibili, o meglio di invisibili alla politica, che sembrava condannata, dalla precarietà del lavoro, dei saperi, delle vite a non poter immaginare il futuro, a non poter lottare per il futuro, e che ha invece trasformato la propria atipicità nell'anomalia di un'onda che ha invaso, con gioia e rabbia, scuole, università, città; che ha reclamato diritto alla conoscenza, cittadinanza, reddito sociale; che ha nominato la contraddizione tra il capitale e le vite con parole - noi la crisi non la paghiamo- che hanno connesso le tante lotte e vertenze di questi mesi.
Un voto che tenga aperta la speranza, che apra la strada all'aggregazione della sinistra anticapitalista, comunista e della sinistra socialista.
Perché il futuro si può ancora scrivere.
martedì 2 giugno 2009
Il programma per le elezioni europee - Un’altra Europa per un altro mondo
Mentre in Europa prevale la paura e le destre cavalcano la xenofobia e il razzismo, alimentando la guerra fra poveri, nel mondo e in special modo nel continente latinoamericano, assistiamo ad una primavera della sinistra e della democrazia, ad una affermazione in tutto il continente, dal Brasile del presidente Lula al Venezuela di Chavez, passando per la Bolivia dell’indio Morales al Paraguay del teologo della Liberazione Lugo e all’Ecuador dell’economista Correa, solo per fare pochi esempi, di forze progressiste, comuniste, cattoliche di base e anti liberiste, che costituiscono un laboratorio per un’uscita da sinistra dalla crisi. L’Europa sappia istaurare un rapporto nuovo con questo laboratorio. Un laboratorio possibile anche grazie all’esperienza cubana, che subisce dal 1961 un blocco immorale e illegittimo da parte degli Stati Uniti, condannato quasi all’unanimità per 17 volte dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e che, come già chiesto da tutti gli stati latinoamericani, con Lula in testa, va rimosso immediatamente.
Ciò che accade in America latina dimostra che cambiare è possibile e che lo sviluppo della democrazia costituisce per tutti i paesi del sub continente un valore irrinunciabile. E’ in quel continente inoltre che più è cresciuto il movimento altermondialista e dei forum sociali, di cui siamo parte e di cui sosteniamo le rivendicazioni per una radicale riforma degli organismi sopranazionali, come l’FMI, la Banca Mondiale e l’OMC che hanno imposto le riforme strutturali e le condizioni per l’espansione di un sistema economico globale che ha aumentato disuguaglianze fra stati e all’interno di questi. Ci batteremo affinché l’Europa cambi la natura e il merito degli accordi commerciali proposti con l’america latina come con il resto del mondo, specialmente l’Africa, in quanto ispirati a criteri neoliberali, asimmetrici ed iniqui di scambio e che produrranno solo altra ingiustizia e povertà.
Oggi più che mai torna attuale la questione di un nuovo paradigma per le nostre società. Il capitalismo mostra tutti i suoi limiti: sociali, ambientali, democratici. La domanda sul cosa, come e perché produrre rimette a tema per il futuro la questione del socialismo del XXI secolo.
Questi sono i punti programmatici, le idee e i valori che ci uniscono. Una unità sui contenuti che qualifica la nostra lista come l’unica proposta realmente di sinistra e di cambiamento in queste elezioni europee.
Il voto a questa lista è un voto contro la destra italiana e alternativo al PD. Il voto a questa lista è un voto per un’altra Europa: dell’uguaglianza e del lavoro, della pace, della giustizia sociale ed ambientale, dei diritti e delle libertà
Il programma per le elezioni europee - Per un’Europa dei diritti, delle libertà e della laicità
E’ necessaria una Unione Europea nella quale tutte le sue istituzioni siano democraticamente legittimate.
Deve essere garantita la partecipazione diretta nei processi decisionali europei, con referendum a livello nazionale ed europeo sulle questioni relative alle pietre miliari della stessa UE. Il Parlamento deve avere pieno potere legislativo. Le istituzioni europee (Consiglio, Commissione e Parlamento) devono essere aperte alla partecipazione delle società civili, con la possibilità di esercitare un controllo sulle loro decisioni.
Vogliamo un rafforzamento dei diritti individuali e delle libertà così come dei i diritti politici e sociali fondamentali di tutti coloro che vivono nell’UE. L’UE deve sottoscrivere la Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali. L’Unione Europea deve proteggere e promuovere i diritti di coloro che sono discriminati a causa della loro origine etnica, orientamento sessuale e identità di genere, di religione, ideologica, disabili, di età, rimuovendo tutti gli impedimenti per una piena uguaglianza , ad iniziare da quelli economici.
Vogliamo un’ Europa cosmopolita e aperta. Non vogliamo un Europa fortezza. C’è bisogno di una politica comune europea sulle migrazioni e i richiedenti asilo in accordo con la Convenzione di Ginevra . Le persone che fuggono dalle persecuzioni a causa delle loro convinzioni politiche, ideologiche, religiose o dell’ orientamento sessuale, devono trovare protezione ed asilo in Europa. Chiediamo che le persecuzioni basate sul genere e l’orientamento sessuale costituiscano ragione per richiedere asilo e va garantita una protezione specifica per i bambini rifugiati. Per questo, rifiutiamo l’attuale sistema FRONTEX di controllo delle frontiere e chiediamo l’annullamento dei piani relativi alla realizzazione e implementazione della “Direttiva del Ritorno”. I centri di detenzione devono essere chiusi.
La libera circolazione in Europa non può essere solo dei capitali, delle merci e dei servizi, ma anche e soprattutto delle persone, considerando le migrazioni – interne ed esterne – come un diritto umano inalienabile e illimitabile, per la ricerca di migliori o comunque diverse condizioni di vita, di lavoro e di sviluppo personale, professionale e sociale, lottando contro ogni tipo di sfruttamento, di dumping sociale o di "guerra tra poveri".
L’educazione è un diritto non mercificabile. Va difeso il carattere pubblico e laico della scuola e dell’università, cosi come quello della ricerca culturale e scientifica , svincolata dalle logiche mercantili. Per questo va contrastato il processo di Bologna, che produce una progressiva privatizzazione del settore della conoscenza. Sosteniamo i movimenti studenteschi e degli insegnanti che, in Italia come nel resto d’Europa, sono mobilitati per difendere il carattere pubblico dell’educazione.
L’Unione Europea deve rispettare e garantire il principio di eguaglianza dei cittadini rispettando le loro differenze e diversità. Il diritto all'uguaglianza di genere nelle relazioni e alla libertà di orientamento sessuale, va garantito non solo in quanto diritto individuale , ma come una libertà , garantita e difesa dalle Istituzioni europee e dei singoli stati.
Tutte le istituzioni pubbliche devono garantire la libertà delle donne e impegnarsi contro tutte le forme di patriarcato. Ogni donna, in ogni paese, deve poter decidere liberamente del proprio corpo, poter esercitare il diritto all'aborto, alla contraccezione, ad una maternità consapevole e all’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale.
Un' Europa democratica e aperta è una Europa che afferma la laicità come valore irrinunciabile delle sue istituzioni pubbliche.
lunedì 1 giugno 2009
Il programma per le elezioni europee - Per un’Europa dell’ambiente, della sovranità alimentare e delle generazioni future
Siamo a favore di uno sviluppo immediato e consistente di un nuovo trattato internazionale in accordo con il 4° Report prodotto dal Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico. Chiediamo una piena implementazione degli obblighi firmati e promessi dall’UE in tutti i settori relativi alle politiche climatiche ed energetiche.
seguenti compromessi costituiscono i punti minimi da applicare per poter realizzare gli impegni già assunti:
• Ridurre le emissioni globali del 30% entro il 2020 sulla base dei livelli del 1990 e di alme-no l’80% entro il 2050.
• Aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili di almeno il 25% entro 2020
• Ridurre il consumo totale di energia primaria del 25% entro il 2020 e aumentare l’efficienza energetica del 2% annualmente includendo un limite al consumo pro capite.
• Introdurre l’obbligo di efficienza per l’industria e per i produttori di beni ad alto consumo di energia.
• Limitare il quadro dei sussidi della UE conseguentemente al settore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.
Siamo contro la riduzione del protocollo di Kyoto ad un sistema di mercato delle quote di emissione. Occorre invece, per arrivare alla stipula di Kyoto 2 una nuova strategia complessiva che consenta di ridurre le emissioni rendendo più equo e sobrio lo sviluppo. E’ necessario un nuovo paradigma fondato non sulla competizione, ma sulla cooperazione, a partire dal trasferimento tecnologico ai paesi in via di sviluppo, dal finanziamento delle tecnologie pulite e dalle politiche di aggiustamento dei cambiamenti climatici.
L’acqua è un diritto fondamentale dell’umanità, un bene universale e l’accesso ad essa deve essere garantito ed inteso come diritto umano e non come una merce. Siamo contro ogni ipotesi di privatizzazione o mercificazione. L’acqua deve essere un bene pubblico.
La sovranità, la qualità e la sicurezza alimentari, la multifunzionalità dell’agricoltura devono essere considerati obiettivi strategici di un nuovo modello agricolo europeo finalizzato sempre di più alla tutela dei consumatori, alla valorizzazione dell’agricoltura biologica e dei prodotti tipici, al rifiuto degli OGM, alla salvaguardia della biodiversità, del territorio e del paesaggio, al contrasto del fenomeno di abbandono delle aree agricole e montane, al risparmio delle risorse idriche e al sostegno dello sviluppo rurale.
Il programma per le elezioni europee - Per un’ Europa della pace e del disarmo
Riarmo di tutti i tipi, incluso quello nucleare. In Italia, la legge 185 è sotto attacco e ci si appresta a spendere 14 miliardi di euro per 131 nuovi cacciabombardieri. Questa è l’eredità di dieci anni di guerre preventive e umanitarie, in cui si è applicata una politica dei due pesi e delle due misure e con cui si sono scientificamente scardinati i principi del diritto internazionale e il sistema della Nazioni Unite. La responsabilità di quanto accaduto non è solo di Bush e della stagione dei neoconservatori, ma anche della subalternità dell’Europa a questa politica di guerra. L’Europa deve diventare protagonista della ricostruzione di un nuovo equilibrio globale multipolare, attraverso il rilancio delle Nazioni Unite e dei principi della sua carta, per mettere fine alla lunga stagione dell’unilateralismo imperialistico degli USA, perseguito in maniera particolare dall’amministrazione Bush.
Come dimostra anche la recente tragedia di Gaza, l’Europa legata alla Nato non è capace di giocare un ruolo autonomo nella politica internazionale, al contrario, rimane prigioniera e complice di guerre e aggressioni. Crediamo che invece l’Europa debba battersi per un processo globale di disarmo, liberando risorse oggi usate per gli armamenti e per finanziare le guerre a favore delle politiche sociali.
Le guerre e le occupazioni di Afghanistan ed Iraq devono terminare.
I paesi europei ancora coinvolti in questi paesi con proprie truppe devono ritirare i propri contingenti
Ci opponiamo ad ogni ipotesi di una nuova guerra nei confronti dell’Iran. l’Europa deve costruire una soluzione politico diplomatica al contenzioso sul nucleare, lavorando per un Medio Oriente ed un mediterraneo libero da armi di distruzione di massa e da quelle nucleari.
Vi è la necessità per l’Europa di rilanciare una cooperazione politico-economica che coinvolga l’intero Mediterraneo come area di sviluppo per il futuro prossimo.
Cosi attraverso un Mediterraneo, mare di pace e collaborazione, l’Europa deve aprire una relazione paritaria ed equa con i popoli africani in modo da dare una risposta positiva alle legittime aspettative e bisogni dei popoli europei, mediterranei ed africani.
Il Mediterraneo e l’Africa sono il futuro dell’Europa.
L’Europa lavori per la soluzione politica e diplomatica dei conflitti, a partire da quello mediorientale, e si impegni per il pieno riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e ad avere il suo stato, come previsto dalle risoluzioni internazionali disattese da Israele da decenni, nei confini del 67 e con Gerusalemme est come sua capitale. Per porre fine all’occupazione militare dei territori palestinesi e all’embargo su Gaza, alla continua annessione di territori attraverso la costruzione del Muro dell’apartheid e l’espansione delle colonie, l’Europa deve sospendere gli accordi commerciali e di cooperazione militare con Israele. Inoltre, l’Europa non può che sostenere il diritto al ritorno sancito dalla risoluzione ONU 194 per i rifugiati palestinesi e lavorare per una sua applicazione.
L’Europa deve impegnarsi per.il diritto della popolazione Saharawi all’auto-determinazione sulla base delle esistenti Risoluzioni dell’ONU 1754 e 1783, cosi come alla soluzione politica della questione kurda, chiedendo alla Turchia di porre fine alla repressione militare e di avviare un reale processo negoziale.
Dopo la caduta dei due blocchi contrapposti Est-Ovest, la NATO è rimasta e si è sviluppata sempre di più come uno strumento funzionale delle amministrazioni statunitensi per le sue strategie egemoniche. L’allargamento della NATO ad Est risponde a questa logica.
Un esempio sono gli accordi bilaterali tra gli Stati Uniti e diversi paesi europei, quale quello con l’Italia per la base militare statunitense di Vicenza, quello con la Polonia e la Repubblica Ceca per il dispie-gamento dei sistemi di difesa missilistici e quelli con la Bulgaria e la Romania sulle nuove basi. Siamo a fianco dei movimenti contro le nuove basi militari, a partire da Vicenza, e contro l’istallazione dello scudo missilistico nell’est europeo.
Crediamo che sia venuto il tempo per lo scioglimento della Nato. Ora più che mai, la sicurezza in Europa deve fondarsi sui principi della pace e la sicurezza, del disarmo e della impossibilità di effettuare attacchi offensivi, sulla soluzione politica e civile dei conflitti, all’interno del sistema OSCE, in conformità al diritto internazionale e ai principi di Nazioni Unite riformate e democratizzate.
Il programma per le elezioni europee - Il lavoro
Per un’ Europa delle lavoratrici e dei lavoratori, della piena e buona occupazione
Ad oltre 15 anni dal Trattato di Maastricht, le condizioni di vita e lavorative della maggioranza della popolazione europea sono rapidamente peggiorate: orari di lavoro più lunghi, salari insufficienti, aumento della durata della vita lavorativa, aumento della disoccupazione giovanile e della disoccupazione a lungo termine, lavori brevi, impieghi temporanei e stage non retribuiti costituiscono una scandalosa realtà. Una realtà che in Italia produce la vergogna dell’aumento dei morti sul lavoro. I profitti sono aumentati vertiginosamente: i manager ricevono stipendi astronomici, indipendentemente dai loro risultati. I ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri.
Non sono i lavoratori e le lavoratrici a dover pagare la crisi, mentre le banche e la finanza speculativa che l’hanno causata vengono salvate. La logica sottostante ai piani di intervento sin qui approvati sono la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite. La politica dei bassi salari e del lavoro precario è il cuore del problema.
Quello che serve, in Europa, è un piano per la piena occupazione, attraverso la creazione di un fondo che sia finanziato attraverso la tassazione della speculazione finanziaria e della rendita.
L’attuale politica di bassi salari, il dumping ambientale e sociale e l’estensione della precarietà, vanno fermati. L’aumento di salari e pensioni è non solo doveroso per ridistribuire la ricchezza , ma essenziale , per uscire dalla crisi e per un nuovo modello economico. Le sentenze della Corte Europea di Giustizia, cosi come la direttiva Bolkestein, costituiscono un attacco diretto ai contratti collettivi e ai diritti dei lavoratori. Noi ci battiamo , in Italia e in Europa, per difendere e rafforzare i contratti collettivi ed i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Ci battiamo per l’abolizione della direttiva Bolkestein, della direttiva che estende l’orario di lavoro oltre le 65 ore settimanali e di quella per l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne. I regolamenti sull’orario di lavoro devono ammettere un massimo di 40 ore settimanali.
Chiediamo un salario minimo europeo per evitare il dumping sociale, che rappresenti almeno il 60% della media dei salari nazionali e che non sostituisca i contratti collettivi nazionali.
Un reddito minimo per i disoccupati, così come una pensione minima vincolata al salario minimo e automaticamente legata all’aumento del costo della vita sono strumenti indispensabili per garantire una vita dignitosa a tutti e tutte.