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| Il testo della mozione presentata dal consigliere Di Blasi |
sabato 19 gennaio 2013
CONSIGLIO COMUNALE, ACQUA PROTAGONISTA
mercoledì 15 giugno 2011
Il risultato referendario può e deve condizionare i lavori delle aule istituzionali.
Gruppo consiliare "Comunisti-Idv"
Il risultato referendario può e deve condizionare i lavori delle aule istituzionali. Nessun consiglio comunale, provinciale o regionale può rimanere sordo ad una chiara indicazione che viene dal voto popolare. Con i quesiti sull'acqua i cittadini hanno espresso una chiara volontà sul futuro della gestione del servizio idrico. Tutti abbiamo subito in questi anni le conseguenze delle scellerate politiche sulla gestione dell'acqua. Denaro pubblico sperperato per mantenere carrozzoni politici, consulenze onerose per gli enti pubblici, tariffe inique e illegittime come la tassa sulla depurazione in assenza degli impianti di depurazione, i "cavalieri dell'aqua" pronti a lucrare su un bene comune,infiltrazioni dei poteri mafiosi, reti fatiscenti e mancanza di erogazione dell'acqua sono solo alcuni degli aspetti che hanno caratterizzato la gestione del servizio idrico nei nostri territori.
I cittadini con il loro voto non hanno solo bloccato la privatizzazione forzata del servizio, ma hanno anche espresso l'esigenza e il diritto ad avere voce sulle scelte che riguardano la gestione dei beni comuni. Un voto popolare ha spazzato via più di un decennio di politiche neoliberiste, spesso bipartisan nel panorama politico italiano, che hanno causato il disastro attuale.
Catania e la sua provincia hanno dimotrato tutto ciò. Da sempre i movimenti catanesi per l'acqua pubblica si sono battuti contro questo sistema di potere. Le aule consiliari hanno fatto finta che nessuna richiesta arrivasse dalla società. Basti analizzare le società che continuano a gestire il servizio idrico nei 58 comuni della provincia per capire che un modello è crollato miseramente.
Dopo anni di battaglia politica in consiglio provinciale, e grazie al grande lavoro del forum acqua pubblica di Catania, nel Novembre del 2010 si è conclusa miseramente l'esperienza della società Servizi idrici etnei Spa(capitale misto 51% pubblico e 49% privato) creata nel 2004 per la gestione unica del servizio idrico integrato nella provincia di Catania. Una società dichiarata illegittima con sentenza n. 589 del 27/10/2006 del CGA, che ha annullato importanti atti amministrativi riguardanti la costituzione e l’attività della società mista S.I.E. spa, ed in particolare:
1) Deliberazione n. 4 del 24/01/2004 con la quale l’assemblea del Consorzio Ambito Territoriale Ottimale 2 – Acqua Catania ha deliberato l’affidamento diretto del servizio idrico integrato alla società mista a prevalente capitale pubblico, Servizi Idrici Etnei s.p.a., perché in contrasto con le procedure comunitarie in materia di appalti e servizi e concessioni che prevedono l’affidamento del servizio attraverso l’indizione di una gara ad evidenza pubblica.
Nonostante le sentenze dei tribunali, la Sie Spa ha continuato ad operare e ha acquisito le reti idriche di alcuni comuni, primo tra tutti Caltagirone, con il silenzio-assenso dell'Ato idrico e delle istituzioni locali.
Finalmente l'assemblea dell'Ato idrico di Catania ha deliberato nella seduta di lunedì 22 Novembre:
1) Prendere atto dell'invalidità della convenzione di gestione stupulata con la Sie in data 24/12/2005 e pertanto, dello scioglimento del rapporto in essere con la Sie, che non ha titolo legittimante all'esecuzione dei lavori e alla gestione del servizio idrico integrato per conto del consorzio ATO;
2) Di dare mandato la Cda dell'Ato, entro il medesimo termine e con le medesime modalità, di predisporre all'assemblea una prposta relativa alla selta della forma di gestione del servizio e delle procedure da seguire per l'affidamento dello stesso.
Si apre a questo punto la vera battaglia per il ritorno alla gestione pubblica del servizi idrico integrato.
La gestione Sie è stata caratterizzata da una visione aziendalistica e privatistica del servizio. Basti analizzare il socio privato(49%) la Hydro per capire gli interessi ecomici in campo. La Hydro rappresenta i poteri forti dell'acqua nel nostro territorio. L'Acoset, le acque di Casalotto, la Sidra hanno messo le "mani" sul bene pubblico più importante nell'ottica delle speculazioni e del profitto a tutti i costi
L'esperienza fallimentare della gestione privatistica della Sie rafforza più che mai la nostra battaglia per la gestione totalmente pubblica del servizio idrico.
Il nostro gruppo consiliare alla provincia continuerà a farsi strumento delle indicazioni che provengono dai movimenti per l'acqua pubblica. Da diversi anni è stata depositata presso il parlamento italiano e quello della regione Sicilia una proposta di legge che riporti la gestione dell'acqua sotto il controllo dei comuni. Una gestione pubblica al 100% attraverso gli enti di diritto pubblico e senza ricorrere alle Spa seppur a capitale misto. La S.i.e a Catania ha dimostrato il fallimento di questi percorsi privatistici.
Continuiamo a sostenere la proposta di legge sulla ripubblicizzazione del servizio idrico. In piazza come nelle istituzioni oggi siamo sicuramenti più forti. Una forza scaturita dal voto popolare degli italiani.
Catania 14 giugno 2011
Valerio Marletta - Consigliere provinciale Rifondazione Comunista -Fds
Antonio Tomarchio - Consigliere provinciale Comunisti Italiani - Fds
Giacomo Porrovecchio - Consigliere provinciale Idv
martedì 17 maggio 2011
martedì 23 novembre 2010
Un primo passo verso la ripubblicizzazione dell'acqua.L'Ato idrico e la provincia di Catania approvano la fuoriuscita dalla SIE
Un primo passo verso la ripubblicizzazione dell'acqua.L'Ato idrico e la provincia di Catania approvano la fuoriuscita dalla SIE (Servizi idrici etnei)
Nella seduta di lunedì 22 Novembre il consiglio provinciale di Catania ha approvato un documento che impegna l'amministrazione provinciale affinchè si attivi per la fuoriscita dell'Ente dalla SIE Spa - gestore unico del servizio idrico dell'intera provincia. Il documento proposto dai consiglieri provinciali Antonio Tomarchio(PDCI), Valerio Marletta(PRC) e altri è stato condiviso dall'amministrazione Castiglione.
Dopo anni di battaglia politica in consiglio e nel forum acqua pubblica di Catania, arriva la tanto richiesta decisione dell'ammnistrazione provinciale. Si pone fine all'esperienza della società Sie Spa(capitale misto 51% pubblico e 49% privato) creata nel 2004 per la gestione unica del servizio idrico integrato nella provincia di Catania. Una società dichiarata illegittima con sentenza n. 589 del 27/10/2006 del CGA, che ha annullato importanti atti amministrativi riguardanti la costituzione e l’attività della società mista S.I.E. spa, ed in particolare:
1) Deliberazione n. 4 del 24/01/2004 con la quale l’assemblea del Consorzio Ambito Territoriale Ottimale 2 – Acqua Catania ha deliberato l’affidamento diretto del servizio idrico integrato alla società mista a prevalente capitale pubblico, Servizi Idrici Etnei s.p.a., perché in contrasto con le procedure comunitarie in materia di appalti e servizi e concessioni che prevedono l’affidamento del servizio attraverso l’indizione di una gara ad evidenza pubblica.
2) Deliberazione n. 37 del 17/08/2004 con la quale il Consiglio Provinciale di Catania ha approvato lo statuto e l’atto costitutivo della società Servizi Idrici Etnei spa.
3) Deliberazioni n. 7, 8, e 9 dell’assemblea del Consorzio ATO 2 - Acqua Catania e riguardante l’autorizzazione alla SIE spa di indire la gara per la scelta del socio privato, successivamente all’affidamento del servizio idrico integrato.
4) Delibera n. 2 del 31/05/2005 dell’assemblea del consorzio ATO 2 – Acqua Catania di conferma della titolarità del servizio idrico integrato alla SIE spa.
Nonostante le sentenze dei tribunali, la Sie Spa ha continuato ad operare e ha acquisito le reti idriche di alcuni comuni, primo tra tutti Caltagirone, con il silenzio-assenso dell'Ato idrico e delle istituzioni locali.
Finalmente l'assemblea dell'Ato idrico di Catania ha deliberato nella seduta di lunedì 22 Novembre:
1) Prendere atto dell'invalidità della convenzione di gestione stupulata con la Sie in data 24/12/2005 e pertanto, dello scioglimento del rapporto in essere con la Sie, che non ha titolo legittimante all'esecuzione dei lavori e alla gestione del servizio idrico integrato per conto del consorzio ATO;
2) Di dare mandato la Cda dell'Ato, entro il medesimo termine e con le medesime modalità, di predisporre all'assemblea una prposta relativa alla selta della forma di gestione del servizio e delle procedure da seguire per l'affidamento dello stesso.
Esprimiamo soddisfazione per il primo risultato raggiunto dopo anni di battaglie per riaffermare un principio di leggalità nella gestione dei servizio. Si apre a questo punto la vera battaglia per il ritorno della gestione pubblica del servizi idrico integrato.
La gestione Sie è stata caraterizzata da una visione aziendalistica e privatistica del servizio. Basti analizzare il socio privato(49%) la Hydro per capire gli interessi ecomici in campo. La Hydro rappresenta i poteri forti dell'acqua nel nostro territorio. L'Acoset, le acque di Casalotto, la Sidra hanno messo le "mani" sul bene pubblico più importante nell'ottica delle speculazioni e del profitto a tutti i costi. Il consiglio di gestione della Sie ha rappresentato il comitato d'affari degli interessi economici di questi privati. Personaggi come Armando Giacalone, Giuseppe Giuffrida rappresentano l'emanazione politica-economica di chi vede nell'acqua fonte di profitto.
L'esperienza fallimentare della gestione privatistica della Sie rafforza più che mai la nostra battaglia per la gestione totalmente pubblica del servizio idrico. Bisogna impegnarsi da subito per rafforzare il lavoro nelle istituzioni e nei forum dell'acqua pubblica per rilanciare la battaglia per il ritorno della gestione delle acque ai comuni.
All'assemblea regionale siciliana stanno discutendo della nuova legge per la gestione del servizio idrico. Una delle leggi in commissione è quella presentata dal Forum siciliano per l'acqua pubblica. Attiviamoci tutte e tutti fin da subito per sostenere la battaglia del Forum!
Catania 23 Novembre 2010
I consiglieri provinciali
Antonio Tomarchio - Valerio Marletta.
Comunisti Italiani - Rifondazione Comunista ( Federazione della Sinistra)
mercoledì 29 settembre 2010
Gestione dell'acqua in provincia di Catania è in mano ad una società illegittima.Lo scandalo sella SIE. No alla privatizzazione!
Stamani abbiamo tenuto un conferenza stampa per denunciare lo scandalo della SIE(servizi idrici etnei), società a capitale misto(pubblico/privato), che dovrebbe gestire il servizio idrico nella provincia di Catania.
Una società creata nel 2004(delibera 37 consiglio provinciale), che il Tar di Catania e il Cga hanno dichiarato illeggittima!
Nonostante i pronunciamenti dei tribunali, la Sie continua a restare in vita e da operare in alcuni comuni, tra i quali Caltagirone. Un carrozzone politico lombardiano che in maniera illegale continua sperperare denaro pubblico. I protagonisti della vicenza sono sempre gli stessi, basta vedere i membri del consiglio dii Gestione e del consiglio di vigilanza della Sie:
l'ex segretario generale e presidente di "Multiservizi" Armando Giacalone, Giuffrida ex presidente Acoset, Virlinzi, e tanti altri dirigenti degli Enti pubblici tra comuni e provincia(peraltro lo statuto della Sie lo vieterebbe).
I protagonisti del socio privato della Sie, cioè la Hydro che detiene il 49%, sono i soliti padroni dell'acqua in provincia di Catania. Una cordata rappresentata da Acoset, Sidra, acque di Casalotto, che in questi anni si sono distinti per un agestione aziendalistica del servizio idrico(aumento tariffe, rete idrica fatiscente, canone depurazione e fogna).
Nel frattempo questo ennesimo carrozzone politico ha lasciato in una fase di stallo il servizio idrico. Si calcola che la nostra provincia abbia perso 300 milioni di euro di fondi comunitari che sarebbero sicuramente serviti per migliorare la rete idrica. Oltre il danno, anche la beffa. L'importante è continuare a pagare indennità e gettoni di presenza ai soliti volti noti della politica e della pubblica amministrazione catanese.
Chiediamo che vengano rispettate le sentenze del Tar e del Cga, e venga ristabilità la legalità! La Sie non esiste, in quanto dichiarati illegittimi gli atti che l'hanno costituita.
La gestione del servizio idrico deve essere totalmente pubblica! Nessun interesse privato deve mettere le mani su un bene pubblico.
Di seguito il testo della lettere che invieremo agli organi di competenza, dove viene ricostruita l'incredibile vicenda della Servizi idrici etnei!
Forum acqua pubblica
Catania
Al Presidente della Provincia Regionale di Catania
Al Presidente del Consiglio provinciale di Catania
Al Prefetto di Catania
Al Presidente ATO 2 – Catania
e p. c. Procura della Repubblica di Catania
Il Forum catanese per l’acqua pubblica denuncia la grave irregolarità della gestione del servizio idrico integrato ella nostra provincia, determinata dalla inosservanza di ripetute sentenze che hanno determinato la nullità di atti amministrativi di grande rilevanza.
Infatti con sentenza n. 589 del 27/10/2006 il CGA, accogliendo il ricorso di alcuni comuni della provincia di Catania, ha annullato importanti atti amministrativi riguardanti la costituzione e l’attività della società mista S.I.E. spa, ed in particolare:
1) Deliberazione n. 4 del 24/01/2004 con la quale l’assemblea del Consorzio Ambito Territoriale Ottimale 2 – Acqua Catania ha deliberato l’affidamento diretto del servizio idrico integrato alla società mista a prevalente capitale pubblico, Servizi Idrici Etnei s.p.a., perché in contrasto con le procedure comunitarie in materia di appalti e servizi e concessioni che prevedono l’affidamento del servizio attraverso l’indizione di una gara ad evidenza pubblica.
2) Deliberazione n. 37 del 17/08/2004 con la quale il Consiglio Provinciale di Catania ha approvato lo statuto e l’atto costitutivo della società Servizi Idrici Etnei spa.
3) Deliberazioni n. 7, 8, e 9 dell’assemblea del Consorzio ATO 2 - Acqua Catania e riguardante l’autorizzazione alla SIE spa di indire la gara per la scelta del socio privato, successivamente all’affidamento del servizio idrico integrato.
4) Delibera n. 2 del 31/05/2005 dell’assemblea del consorzio ATO 2 – Acqua Catania di conferma della titolarità del servizio idrico integrato alla SIE spa.
A niente è servita una successiva transazione tra il consorzio ATO 2 ed i comuni ricorrenti, perché, con sentenza n. 2093 del ‘11 dicembre 2009, lo stesso TAR di Catania l’ha ritenuta nulla, sia per l’indisponibilità degli effetti della sentenza del CGA, che per difetto di causa, affermando nello specifico che operano automaticamente sia l’effetto caducatorio, consistente nella eliminazione dell’atto impugnato che l’effetto conformativo , che vincola le scelte amministrative successive, fissando la regola alla quale la Pubblica Amministrazione deve attenersi nella sua attività futura.
Successivamente il TAR sezione di Catania, con Ordinanza del 24 aprile 2010 accoglieva la richiesta del comune di Calatabiano di annullamento di tutti gli atti prodotti dall’Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque e di quelli del Commissario ad Acta dalla stesso organo regionale nominato, riguardanti il trasferimento degli impianti, di proprietà comunale, relativi al servizio acquedotto e depurazione all’ATO Idrico di Catania e per esso al gestore privato Società SIE spa.
Con tale sentenza il TAR di Catania affermava che “.. sussiste il pregiudizio grave e irreparabile, derivante dalla consegna degli impianti di depurazione ad un soggetto ( ATO-SIE) che, allo stato attuale, non potrebbe svolgere il relativo servizio”.
Allo stato quindi appaiono indiscutibili due evidenze che sono certo giuridiche, perché effetto di autorevoli sentenze, ma assumono un rilevo tutto politico:
1) Essendo stata annullata la deliberazione n. 37 del 17/08/2004 del consiglio provinciale di Catania, attraverso la quale l’ente decideva di costituire la SIE spa, la stessa società è priva del fondamento giuridico dell’esistenza, in quanto la decisione che all’origine ha determinato il fatto giuridico della costituzione della società non esiste più.
2) Oltre a ciò, ad aggravare la vicenda, l’annullamento della deliberazione n. 4 del 24/01/2004 dell’ATO 2 che comporta la immediata decadenza della gestione dei servizi idrici della provincia di Catania da parte della SIE spa.
La mancanza osservanza dei diversi pronunciamenti amministrativi ha comportato enormi costi alla collettività: dal 2004 infatti la società SIE spa, è stata praticamente non operativa, comportando esborsi notevoli ai soci pubblici, in particolare alla provincia regionale, che ha utilizzato denari della collettività per tenere in vita una società senza presupposti di vigenza.
Ci rivolgiamo quindi alle autorità in indirizzo perché venga data piena ed immediata attuazione alla sentenza n. 589 del 27/10/2006 del CGA, annullando l’affidamento alla S.I.E. spa del servizio idrico integrato della provincia di Catania.
In assenza di tale decisione la collettività sarà costretta, suo malgrado a sostenere notevoli ed inutili costi gestionali di una società che mai potrà avviare un servizio sul quale pende una autorevole ed incontestabile decisione amministrativa.
Forum catanese per l’acqua pubblica
Marcello Failla - Anna Bonforte - Valerio Marletta - Antonio Tomarchio- Pierpaolo Montalto - Salvo La rosa.
domenica 30 maggio 2010
Breve guida ai quesiti referendari
Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
È l’ultima normativa approvata dal Governo Berlusconi. Stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.
Con questa norma, si vogliono mettere definitivamente sul mercato le gestioni dei 64 ATO (su 92) che o non hanno ancora proceduto ad affidamento, o hanno affidato la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Queste ultime infatti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011, o potranno continuare alla sola condizione di trasformarsi in società miste, con capitale privato al 40%. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.
Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.
SECONDO QUESITO : aprire la strada della ripubblicizzazione
Si propone l’abrogazione dell’art. 150 (quattro commi) del D. Lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), relativo ala scelta della forma di gestione e procedure di affidamento, segnatamente al servizio idrico integrato.
L’articolo definisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la gestione attraverso Società per Azioni a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. L’abrogazione di questo articolo non consentirebbe più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Darebbe inoltre ancor più forza a tutte le rivendicazioni per la ripubblicizzazione in corso in quei territori che già da tempo hanno visto il proprio servizio idrico affidato a privati o a società a capitale misto.
TERZO QUESITO : eliminare i profitti dal bene comune acqua
Si propone l’abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Poche parole, ma di grande rilevanza simbolica e di immediata concretezza. Perché la parte di normativa che si chiede di abrogare è quella che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.
Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe il “cavallo di Troia” che ha aperto la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, avviando l’espropriazione alle popolazioni di un bene comune e di un diritto umano universale.
FONTE: http://www.acquabenecomune.org
venerdì 14 maggio 2010
Il consiglio provinciale di Catania boccia la proposta di legge per la ripubblicizzazione dell’acqua
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I banchi vuoti del Partito Democratico.... chi vuole la ripubblicizzazione solo a parole! |
In data odierna il consiglio provinciale di Catania è stato convocato al fine di deliberare una proposta avente come oggetto “Principi per la tutela e il governo e la gestione delle acque pubbliche in Sicilia”(firmatari Marletta/Tomarchio/Porrove
La questione nelle ultime settimane è stata oggetto di dibattito politico al livello regionale e ha investito centinaia di consigli comunali siciliani.
Al contrario di quanto dichiarato e sbandierato dalla forze politiche la norma che ai sensi dello statuto della regione siciliana sarebbe approdata all’ARS ridefinendo la gestione pubblica del servizio idrico integrato ha ottenuto nella votazione del consiglio provinciale solo 5 voti favorevoli ed è stata respinta dalla maggioranza dei consiglieri presenti ( 20 no e 3 astenuti )
Riteniamo incomprensibile l’atteggiamento del Partito democratico assente al momento del dibattito e presente solo nella figura del capogruppo Furnari al momento del voto(favorevole). La tanto sbandierata battaglia per l’acqua pubblica del Pd è stata ancora una volta smentita dall’atteggiamento tenuto in aula dai propri rappresentanti in seno alle istituzioni.
Sono emerse le contraddizioni di una presunta maggioranza politica regionale che motiva il proprio sostegno al governo lombardo e che , con la sola presenza in aula del consigliere Furnari, non giustifica le manovre politiche di un partito democratico che naviga a vista e che di fatto imbroglia le sensibilità politiche di tante e tanti elettori del frammentato mondo della sinistra.
La maggioranza di centrodestra ha mostrato ancora una volta la non volontà a discutere su temi importanti come il servizio idrico. I capogruppo della maggioranza in consiglio hanno espresso la volontà chiara di mantenere un sistema privatistico di gestione delle acque non tenendo conto del dibattito nazionale e locale, delle normative di chiaro stampo privatistico contenute nella legge finanziaria nazionale e del grande lavoro svolto da centinaia di consigli comunali che in questi mesi hanno deliberato affinchè la gestione dell’acqua diventi totalmente pubblica.
Abbiamo fatto rilevare le incongruenze costituzionali della finanziaria regionale impugnata nelle parti riguardanti la gestione delle acque, ritenendo opportuno pertanto che alla stregua di 140 consigli comunali e della provincia regionale di Messina venisse sostenuto il necessario testo di legge per cui comunque il parlamento siciliano dovrà esprimersi.
La sconfitta di oggi rappresenta un chiaro segnale che l’attuale sistema di potere non ha nessuna intenzione di costruire un nuovo sistema di gestione del servizio idrico che sia pubblico, partecipato e solidale. Ancora una volta ha vinto chi pensa che l’acqua sia una merce con la quale lucrare.
La nostra battaglia in consiglio non si arresta, come non sia arresta quella nelle piazza…..abbiamo tre referendum da sostenere. Al lavoro, alla lotta!
Catania 14 maggio 2010
I consiglieri provinciali
Valerio Marletta
Antonio Tomarchio
Giacomo Porrovecchio
martedì 20 aprile 2010
TRIPLO APPUNTAMENTO: 24,25 E 26 APRILE
lunedì 12 aprile 2010
lunedì 1 giugno 2009
Il programma per le elezioni europee - Per un’Europa dell’ambiente, della sovranità alimentare e delle generazioni future
Siamo a favore di uno sviluppo immediato e consistente di un nuovo trattato internazionale in accordo con il 4° Report prodotto dal Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico. Chiediamo una piena implementazione degli obblighi firmati e promessi dall’UE in tutti i settori relativi alle politiche climatiche ed energetiche.
seguenti compromessi costituiscono i punti minimi da applicare per poter realizzare gli impegni già assunti:
• Ridurre le emissioni globali del 30% entro il 2020 sulla base dei livelli del 1990 e di alme-no l’80% entro il 2050.
• Aumentare l’utilizzo di energie rinnovabili di almeno il 25% entro 2020
• Ridurre il consumo totale di energia primaria del 25% entro il 2020 e aumentare l’efficienza energetica del 2% annualmente includendo un limite al consumo pro capite.
• Introdurre l’obbligo di efficienza per l’industria e per i produttori di beni ad alto consumo di energia.
• Limitare il quadro dei sussidi della UE conseguentemente al settore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.
Siamo contro la riduzione del protocollo di Kyoto ad un sistema di mercato delle quote di emissione. Occorre invece, per arrivare alla stipula di Kyoto 2 una nuova strategia complessiva che consenta di ridurre le emissioni rendendo più equo e sobrio lo sviluppo. E’ necessario un nuovo paradigma fondato non sulla competizione, ma sulla cooperazione, a partire dal trasferimento tecnologico ai paesi in via di sviluppo, dal finanziamento delle tecnologie pulite e dalle politiche di aggiustamento dei cambiamenti climatici.
L’acqua è un diritto fondamentale dell’umanità, un bene universale e l’accesso ad essa deve essere garantito ed inteso come diritto umano e non come una merce. Siamo contro ogni ipotesi di privatizzazione o mercificazione. L’acqua deve essere un bene pubblico.
La sovranità, la qualità e la sicurezza alimentari, la multifunzionalità dell’agricoltura devono essere considerati obiettivi strategici di un nuovo modello agricolo europeo finalizzato sempre di più alla tutela dei consumatori, alla valorizzazione dell’agricoltura biologica e dei prodotti tipici, al rifiuto degli OGM, alla salvaguardia della biodiversità, del territorio e del paesaggio, al contrasto del fenomeno di abbandono delle aree agricole e montane, al risparmio delle risorse idriche e al sostegno dello sviluppo rurale.






